UNA DIREZIONE SBAGLIATA




Negli ultimi 30 anni, liberati dal peso della contrapposizione ideologica, ci siamo spinti in nuovi territori, cercando di trasformare la nostra società in un luogo migliore, superando quelli che ritenevamo degli "steccati" ideologici. Questa spinta è stata guidata dall'uni­co motore che era rimasto: la finanza. Finanza che ha subito compreso le debolezze di una società mancante di una guida politica capace di di­spiegare risorse per limitare il divario economico fra concittadini ed ha pie­gato il nostro stile di vita verso un con­sumismo "inconsapevole" perchè de­scritto come unica scelta possibile. In fine dei conti si è persa un'occasione. L'Italia aveva di fronte la possibilità di costruire insieme un nuovo per­corso condiviso, un nuovo obiettivo comune da raggiungere per mante­nere la leadership nell'ambito della qualità della vita, della socialità, dell'arte e della cultura: motori di­versi, ridondanti, che avrebbero potuto nel tempo rappresentare un potente mezzo di cambiamento. Al contrario, anni di slogan e pro­messe ci hanno piegati all'idea di poter avere denaro con facilità ed al suo uso immediato come unico fine, l'estremizzazione dell'idea che "il denaro non è tutto ma aiuta a vivere meglio". E siccome il "meglio" ha ini­ziato ad esserci descritto come infinite opportunità di posti di lavoro sempre meno faticosi, viaggi, case di lusso, libertà di affermazione personale, ognuno ha iniziato a chiedersi come mai non fosse possibile raggiungere

queste condizioni di vita. Generando di fatto quella frustrazione quotidiana di "fallimento" che spinge le persone alla ricerca di una giustificazione al di fuori della propria persona: in fin dei conti se il "meglio" è un benesse­re sfrenato in cui il lavoro migliore è l'influencer, ed io mi ritengo in grado di farlo, se non ci riesco ho bisogno di un colpevole. E la colpa non è mai individuata nell'uomo in giacca e cra­vatta che in un millisecondo riesce a generare reddito per sé con soli scam­bi di titolo nell'alta finanza, proprio perchè l'esteriorità è divenuto nuovo riferimento e quindi quella persona fa parte del nostro desiderio di andare oltre la nostra condizione. La finanza quindi è riuscita ad incardinarsi come nuovo idolo, indiscutibile e indiscusso. Quali mali si siano scatenati appare evidente se ci guardiamo intorno: sen­za più freni la finanza scatena solo ricerche di crescita infinita, anche a danno delle persone stesse che illude con i suoi modelli incentrati sul "mondo ideale". Ed anche il territorio risente di questa visione: le città diventano luoghi sempre più simili a castelli non più delimitati da mura, ma da superstrade, tangenziali, dentro cui vivono solo co­loro che possono reggere costi e spe­se impensabili per intere fasce sociali. All'esterno di questo "castello" assistia­mo ad uno svuotamento dei centri ur­bani e delle campagne, abbandonate al loro destino da parte di chi insegue la vita in città scintillanti. Fuga che non riesce ad essere colmata da coloro che invece, non vogliono porre al cen­tro della propria vita il nuovo idolo.

Ci siamo spinti oltre i limiti della sag­gezza e della nostra storia, demo­lendo il nostro sistema basato sulla famiglia (anche nelle sue varie forme di convivenza), ormai vista come un "costo", un peso, un qualcosa che ci impedisce di raggiungere i nostri standard che ci spettano di diritto. Demolita la famiglia, a cascata, sarà facile (o è già facile) demolire il senso minimale di comunità, di socialità, di sostegno fra uomini. E con esso creare quel senso di inutilità nella protezione della natura, nella necessità di un cam­biamento negli stili di vita, nella neces­sità di comprensione della storia come elemento di crescita sostenibile. E chi cerca di difendere tali valori deve subito ricevere un giudizio superficiale e sprezzante: radical chic, troppo ric­co per battersi per l'ambiente, troppo giovane per esprimere un'opinione. Siamo si andati oltre, ma nella dire­zione sbagliata, accecati dall'abba­gliante bellezza dell"'idolo d'oro". Credo tutti comprenderemo che da questo scenario non potrà mai emerge­re un "uomo nuovo" che possa coglie­re le opportunità di questo secolo. Vo­lendo vedere la situazione da un punto di vista diverso possiamo dire che in moltissimi ambiti scientifici, dalla medi­cina all'ingegneria, abbiamo assistito a cambiamenti significativi, innova­zioni importanti che possono drastica­mente cambiare il nostro stile di vita. In primo luogo dobbiamo chiederci

bito ricevere un giudizio superficiale e sprezzante: radical chic, troppo ric­co per battersi per l'ambiente, troppo giovane per esprimere un'opinione. Siamo si andati oltre, ma nella dire­zione sbagliata, accecati dall'abba­gliante bellezza dell"'idolo d'oro". Credo tutti comprenderemo che da questo scenario non potrà mai emerge­re un "uomo nuovo" che possa coglie­re le opportunità di questo secolo. Vo­lendo vedere la situazione da un punto di vista diverso possiamo dire che in moltissimi ambiti scientifici, dalla medi­cina all'ingegneria, abbiamo assistito a cambiamenti significativi, innova­zioni importanti che possono drastica­mente cambiare il nostro stile di vita. In primo luogo dobbiamo chiederci

cosa accadrà alle nostre comunità che presto, più di quanto si creda, saran­no investite dalla robotizzazione che ha già colpito molti ambiti produttivi. Non porsi il quesito di quale futuro ci attende, significa esporre i nostri figli ad una vita estraniante: con l'allegge­rimento di molte attività quotidiane, l'i­dolo d'oro vorrebbe che la nostra vita sia dedicata maggiormente alla pro­duzione di ricchezza tramite maggior consumo di beni. Invece dobbiamo immaginare che la riduzione dei cc che vi sarà nell'industria e nella produzione su larga scala e la contesto, riduzione del tempo da dedicare e faccende domestiche può offrire I' occasione di mutarci in uomini dicui si valorizzi I' azione come motore di cambiamento. E questo avrebbe la conseguenza di rivalorizzare il gesto artigianale, l'atto creativo che si esplica nell'arte, nella progettazione o nella programma­zione di nuove applicazioni scientifi­che delle nostre scoperte. Sviluppare quindi una capacità di esprimere le proprie qualità dalla musica alla pit­tura, dall'architettura all'artigianato come possibilità di ognuno di espri­mere le proprie doti. E la capacità di ideare significa ridare il tempo della riflessione, dell'analisi, del gettare oltre il proprio pensiero per costruire qualcosa di nuovo. L'esatto opposto dell'uomo-finanza che in un millise­condo e sulla pelle degli altri fa soldi da spendere per affermare se stesso. Questa non è una visione in cui l'uo­mo sparirà dalle linee di produzione basate sulla ripetizione di gesti: è semplicemente quanto potrà accade­re. Non preparare i nostri ragazzi a questo, non preparare le nostre comu­nità, non fornire agli studenti di oggi gli strumenti per apprendere non solo nozioni, ma capacità critica e cogni­tiva, significa emarginarli dal futuro. Dobbiamo avere il coraggio, l'ardire di lasciarci alle spalle un periodo stori­co che vedremo forse un giorno come una specie di "medioevo" (passatemi il termine in forma banalizzante) della società, prima del passaggio verso una riscoperta della centralità della persona nella società. Molti lo defini­scono un nuovo umanesimo e se sa­remo in grado di togliere dagli altari l'idolo della finanza, riprendendoci il giusto tempo per l'apprendimento e la riflessione, certamente faremo un gran­de passo per le nostre comunità.

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