Ricostruzione, Sostenibilità, Resilienza

Aggiornamento: apr 27

Scrivere un articolo su come possa essere sostenibile la ricostruzione dopo un sisma è sempre molto difficile: da una parte esiste la necessità di rispondere con rapidità ed efficacia alla domanda di ricostruzione, dall’altra la volontà di ricostruire gli edifici che accoglieranno la comunità in modo nuovo, responsabile, sostenibile, resiliente. I parametri sono tanti e nella nostra storia abbiamo visto metodi diversi per affrontare la questione: dal “dov’era com’era” post Friuli alle new town dell’Aquila, senza dimenticare l’efficacia di soluzioni antiche come

le case baraccate previste dopo i terremoti del XVIII secolo in Calabria. Questo elenco deve farci riflettere: l’Italia ha certamente un territorio martoriato da problematiche non solo sismiche e non mancano, frequenti, le tragedie che impongono emergenze. Solo per fare memoria ricordiamo Seveso, Stava, Vajont, il ponte Morandi, Viareggio, Sarno......... Abbiamo quindi un database enorme di eventi per comprendere che la ricostruzione di un abitato non

può e non deve partire da ipotesi ottimistiche per cui “tanto non può capitare”, ma al contrario da un’analisi di tutti i rischi che il futuro centro abitato ricostruito potrà affrontare.

Ecco perché ad oggi ci troviamo di fronte ad una situazione paradossale: siamo concentrati ad una normazione tesa a garantire gli interventi di ricostruzione e non a ricostruire su basi più sostenibili le comunità. In primo luogo si devono inserire sulla ricostruzione le infrastrutture necessarie a garantire accesso alla tecnologia digitale dei futuri residenti, indispensabile in territori in cui le comunicazioni su gomma richiedono viaggi lunghi e a bassa velocità. Questo per garantire che, a ricostruzione avvenuta, vi sia una domanda in grado di tornare a far fiorire i borghi. In secondo luogo è necessario che la ricostruzione strutturi un sistema pubblico efficiente di uffici sovracomunali capaci di rispondere con efficacia alla strutturazione di un’offerta turistica che raggiunga anche l’estero. Uffici anche in grado di organizzare sul territorio il sistema educativo per garantire alle comunità un accesso semplice ed efficace alle strutture scolastiche per garantire a questi borghi un futuro certo. Oltre ad avere procedura rapide per lo sfruttamento di quelle strutture molto danneggiate e che necessitano di cambiamenti di funzione. Come si osserva la sostenibilità della ricostruzione passa in primo luogo per una sostenibilità del sistema pubblico. Vi sono poi i necessari accorgimenti sulla ricostruzione dei centri abitati: vasche di laminazione per evitare di perdere l’acqua piovana e sfruttarla per il lavaggio delle strade o per innaffiare i giardini pubblici; vasche di fitodepurazione per il trattamento delle acque grigie, sistemi di depurazione per ogni centro abitato e reti di fognature distinte (se necessario) fra industria e civile abitazione. Le reti sotterranee strutturate in cunicoli tecnologici di facile accessibilità per le riparazioni o le implementazioni future. Illuminazione pubblica prevista per microgrid con alimentazioni da impianti fotovoltaici e capace di realizzare reti di quartiere; allacci per la ricarica della mobilità elettrica, pubblica e privata; un sistema efficace di comunicazione pubblica e di limitazione del traffico in aree specifiche; percorsi protetti e precedenza a pedoni e ciclisti individuando i percorsi di connessione fra scuole e centri della comunità. E non si possono trascurare le essenze arboree da ripristinare, le superfici filtranti, l’adeguamento dell’albedo degli spazi comuni........ Come si nota solo questa fase di impostazione della ricostruzione investe una serie di ambiti ampi, vasti, per i quali servono la cooperazione di molte professionalità. Anche in tal caso la complessità della tematica può essere superata dalla lunga esperienza di buone pratiche e fallimenti delle ricostruzioni. Da ultimo ci sono le questioni connesse agli edifici, alla singola casa. Quali materiali? Come ridurre i VOC che si respireranno all’interno? Quale sostenibilità valutare in centri abitati fondati durante l’impero romano ed arrivati a noi? Come considerare il concetto di durabilità dei beni per i posteri? Quanto degli accorgimenti stratificati nei secoli devono/possono essere adottati per risolvere anche questa tematica? Si tratta di comprendere se utilizzare le stesse tecnologie in muratura, in modo da trasmettere una millenaria cultura del costruire, oppure piegarsi alle nuove tecnologie esecutive in prefabbricazione in legno. L’esperienza sul campo ha certamente

evidenziato la fragilità di soluzioni inmuratura mal realizzate, ma ha portato in evidenza come la semplice applicazione delle norme del buon costruire con alcuni limitati presidi con materiali costruttivi contemporanei consente di ottenere edifici di elevata qualità ambientale e paesaggistica di comprovata stabilità durante gli eventi sismici. Vorrei però evidenziare alcuni aspetti: nella ricostruzione sarebbe buona regolare evitare scelte che siano economicamente vantaggiose ma che possano portare a future stati di emergenza (siano essi sismici, idraulici, sanitari); siamo abituati da secoli a vivere sperando che non accada nulla ed invocando aiuti se accade l’inevitabile; sarebbe ora di cambiare mentalità e dimettere al primo posto la prevenzione; pensare che il terremoto torni. Quindi oltre a ricostruire i beni immobili serve una diffusa opera culturale per preparare le popolazioni a gestire future situazioni emergenziali. Mentre finisco di scrivere un’altra emergenza coglie impreparato l’Italia: il Covid19. Conferma nuovamente come siamo una popolazione incapace di lavorare con efficacia in tempo di pace, uscendo dai luoghi comuni di una politica urlata, per concentrarci su quanto la nostra storia insegna. Siamo impreparati agli incidenti industriali, agli eventi naturali, alle epidemie, al rispetto delle regole....... Temo che il primo punto di una serie agenda per cambiare questo stato di impreparazione sia solo la prevenzione. Un volta c’era un ottimo spot: prevenire è meglio che curare. Ecco, facciamone tesoro anche per il nostro costruito

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