PRIMA DI ADOTTARE UN DOBERMANN



La storia vera di chi ci ha vissuto accanto

In quel tempo collaboravo con una ditta in provincia di Pavia.

Un’impiegata mi raccontava le avventure di un suo boxer e a mia volta le parlavo di una cockerina che aveva adottato mia moglie e me fin dai primissimi tempi della nostra vita coniugale. Eravamo sposati da due o tre mesi e Tiziana voleva un cane. Pensava a un barboncino nano nero maschio che aveva visto nella vetrina di un negozio di animali. Andammo a vederlo e quando lo prese in braccio, lui rimase inerte e indifferente mentre nel recinto una cucciolina di cocker fulvo si agitava disperatamente per attirare la sua attenzione. Quando finalmente Tiziana la prese in braccio dimostrò tutta la sua gioia con entusiastiche manifestazioni di affetto e non volle più essere rimessa nel recinto. Fu così che Beba ci adottò come suoi compagni umani ed entrò nella nostra casa come membro effettivo della famiglia. A me piaceva dire ad amici e conoscenti che il nostro era stato un matrimonio riparatore perché quando ci presentammo davanti al sacerdote celebrante aspettavamo già la nostra Beba. Finchè visse fu il mastice dell’unione. Quattordici anni dopo, quando ci lasciò per raggiungere il paradiso dei cocker golosi, il nostro sodalizio non resse al colpo e si sciolse.

Quando la padrona del boxer mi chiese se mi sarebbe piaciuto avere di nuovo un cane e se avevo qualche preferenza di razza, risposi che in quel momento della mia vita la presenza di un cane avrebbe comportato troppe complicazioni. Prendersi cura di un cucciolo è cosa impegnativa. Comunque, teoricamente, mi sarebbe piaciuto cimentarmi con un dobermann. I dobermann hanno fama di essere di difficile gestione, ma ero convinto che non dipendesse dal cervello che cresceva a dismisura in una scatola cranica stretta (idiozia!!), ma che tutto dipendesse dal cervello, a volte troppo piccolo, e dal cuore, anche questo troppo piccolo, di certi padroni. A questo punto la signora dice: «Io ho un’amica che ha una femmina con una cucciolata di dobermann, venga a vederla”. Incastrato in questa situazione, non potendo rifiutarmi, mi lasciai convincere e quando andammo sul posto mi trovai di fronte una diavolessa scatenata decisa a sbranare chiunque si avvicinasse ai suoi cuccioli. Quando la padrona la chiuse in un recinto potei finalmente ammirare la cucciolata che sembrava costituita da tanti topolini inermi. Uno di questi mi colpì particolarmente. Era il più piccolo del gruppo, ma il più vivace, sempre in movimento e impegnato a stuzzicare fratellini e sorelline. In quel momento non lo sapevo ancora, ma si trattava di Gilda che sarebbe stata la compagna della mia vita nei successivi tredici anni. Due mesi dopo andai a prenderla ed iniziammo una convivenza impegnativa, ma ricca di soddisfazioni. Quello per me fu un periodo molto difficile: il lavoro era precario, io vivevo solo e un po’ sbandato, senza riferimenti affettivi né certezze economiche. Gilda era vivacissima, piena di energia e di voglia di vivere. Si mise subito d’impegno nel dare conforto e affetto all’umano che aveva scelto e affrontò con determinazione il non difficile compito di addestrarmi. L’umano in questione, pur controvoglia, rinunciò a tagliarle le orecchie perché consapevole di non potersi impegnare nelle necessarie frequenti medicazioni durante i quotidiani spostamenti che il lavoro imponeva. Quando venne a vivere con me la coda aveva già subito 1’amputazione e nonostante questo non ebbe mai particolari problemi a manifestare i suoi umori e sentimenti. Quando era contenta o voleva fare le feste dimenava tutto il sedere, cosa che la rendeva un po’ buffa, quando invece era attenta, irritata o contrariata si esprimeva perfettamente con l’atteggiamento di tutto il corpo e con lo sguardo. Era anche piuttosto permalosa e vendicativa.Per un certo periodo, non potendo fare diversamente, dovetti affidarla ad una pensione per cani. La struttura era buona, situata in una bella pineta, ma era pur sempre una pensione dove si sentiva abbandonata. La prima volta che sono andato a trovarla in compagnia di mio fratello la portammo a fare una lunga passeggiata in collina. Per quasi tutto iltempo non mi degnò di uno sguardo e giocò solo con mio fratello, poi, a un certo punto venne da me, mi diede una specie di pizzicotto sul sedere, praticamente un piccolo morso leggero con i denti davanti. Da quel momento mi perdonò e me lo dimostrò coinvolgendomi nel gioco. Uno degli aspetti positivi dell’averla sempre con me anche durante gli spostamenti in macchina, era che potevo lasciare l’automobile anche aperta, senza preoccuparmi di eventuali malintenzionati perché la piccola, con la sua sola presenza, aveva una grande capacità di dissuasione. Puntava a distanza i lavavetri che ai semafori non osavano avvicinarsi per proporre i loro servizi. Una volta stavo cercando un parcheggio davanti alla stazione di Gallarate. Procedevo molto lentamente quando all’improvviso un ragazzotto infilò un braccio nel finestrino semiaperto. Prima ancora che mi potessi render conto di quanto stava accadendo Gilda aveva morso fulmineamente l’intruso, un morso di avvertimento senza farlo sanguinare, ma spaventandolo a morte. La sgridai duramente: se la vittima avesse avuto l’AIDS quali sarebbero state le conseguenze? Questo episodio introduce l’argomento del famoso morso del dobermann. Sull’argomento “morso” Gilda era all’altezza della fama della sua razza anche se in realtà non ha mai avuto l’occasione di utilizzarlo realmente. Se l’avesse fatto sarebbe stato micidiale perché alla potenza del morso univa una velocità di esecuzione inimmaginabile per noi umani unitamente a una tecnica lupesca che consisteva nel girare attorno alla vittima portando attacchi fulminei da ogni lato. Ho sempre pensato che se la mia piccola fosse cresciuta abbandonata in un cortile legata a una catena sarebbe diventata un cane veramente pericoloso e intrattabile. Vivendo in famiglia con persone che l’amavano, la rispettavano e le imponevano delle regole fu una compagna ineguagliabile per tutti. Nell’ambito del programma di addestramento Gilda aveva deciso di condividere la mia cuccia, quindi alla sera quando andavo a letto riteneva suo diritto/dovere salire sul mio letto. Prima di dormire, mi faceva giocare un po’.Il suo gioco preferito consisteva in una serie molto serrata di finti attacchi tipo mordi e fuggi (tecnica lupesca) che la divertivano molto, dopo di che, stanca, si acciambellava vicino a me e si addormentava. Durante la notte mi “trussava” (trussare - voce dialettale lombarda che indica l’azione di spingere) tanto che spesso mi svegliavo sul bordo del letto un attimo prima di cadere. Dovendo fare un lavoro con un cliente e non potendo ospitarlo nella mia macchina insieme a Gilda, decisi di lasciarla a casa. Siccome era la prima volta che rimaneva sola chiesi alla mia ex moglie, con la quale ero già separato ma ero in rapporti civili, di passare il giorno dopo per farle fare un giretto e non lasciarla sola tutta la giornata. Quando la chiamai per accertarmi che tutto tosse andato bene mi disse: l’ho portata fuori ieri nella tarda mattinata ed è stata molto brava. Sono ritornata verso sera e mi sono fatta accompagnare da un amico perché ormai stava calando il buio, ma quando ci siamo avvicinati alla porta Gilda ha emesso un ringhio basso e minacciosoe non mi sono sentita di entrare. La ringraziai per l’aiuto e mi scusai per il comportamento del cane, dopo di che chiusi la telefonata e mi complimentai con Gilda ringraziandola con una generosa quantità di coccole e di biscottini.Intanto i miei stavano invecchiando e mia madre mi chiese di rientrare per fornirle aiuto e sostegno; così Gilda entrò a far parte a pieno titolo della mia famiglia d’origine.Di solito quando incontrava papà per prima cosa gli metteva il naso nella tasca dei pantaloni dove teneva sempre una piccola scorta di biscotti per eventuali emergenze. Papà diceva che così faceva la spia, e che inoltre aveva lo sguardo da assassina, ma i loro rapporti erano ottimi. Con la mamma le cose andavano ancora meglio, anche se non le permetteva di salire sul mio letto. ma per il resto aveva più rispetto di lei che di me.

Purtroppo a volte succede alle persone anziane, mia mamma un giorno cadde in casa e si ruppe un femore.

In ospedale la curarono bene, ma le venne una piaga da decubito che richiedeva l’intervento a domicilio di un infermiere per le necessarie medicazioni. Questo era certamente un problema perché Gilda vedeva con sospetto e diffidenza la presenza di estranei in casa. Confinarla in bagno o in cucina era da escludere perché non accettava di essere rinchiusa e Io dimostrava con tentativi di abbattere la porta e con vigorose proteste verbali, così mia madre decise di provare a lasciarla libera. Scelta felice perché, pur pretendendo di assistere alle medicazioni ferma sulla soglia della camera da letto, non si dimostrò mai minacciosa o aggressiva nei confronti degli infermieri. Voleva solo essere presente per vedere cosa stava succedendo, ma si rendeva conto che tutto avveniva per il bene della mamma e lo accettava di buon grado. Questo atteggiamento conferma ulteriormente l’intelligenza e l’equilibrio dei dobermann.

Altro fatto curioso riguarda mio padre.Un giorno, durante un ricovero, vado a trovarlo e mi racconta che tutte le mattine Gilda lo visita e si ferma un po’ vicino al suo letto per fargli compagnia. La cosa è chiaramente assurda ed impossibile e ho sempre avuto il sospetto che papà mi prendesse in giro o peggio che avesse allucinazioni. Più tardi scoprii che per gli antichi egizi i cani erano considerati animali psicopompi, avevano cioè il compito di accompagnare le anime degli uomini nell’aldilà, e questo mi fece considerare l’episodio sotto una nuova luce. In casa viveva anche mia sorella con la quale Gilda andava perfettamente d’accordo mentre con mio fratello Vittorio la situazione era più conflittuale

Quando alla sera si avvicinava il momento del suo rientro lo aspettava davanti alla porta e gli faceva grandi feste, ma mezzo minuto dopo, quando veniva da me per salutarmi, Gilda si metteva in mezzo e non voleva che parlasse con me. Più che gelosia penso che questo comportamento dipendesse da un forte sentimento gerarchico: all’interno del branco lei riteneva di venire prima di Vittorio e non poteva permettere che lui si mettesse in relazione con il capobranco prima di lei. Questo comportamento che si accentuò in vecchiaia, non sfociò mai in atti realmente aggressivi. La portavo spesso a correre e giocare con altri cani su un pratone. Non mostrò mai aggressività particolare verso i suoi consimili tranne un atteggiamento punitivo nei confronti di cuccioli e cuccioloni dovuto, forse, al fatto che era una vecchia zitella che non sopportava i piccoli vivaci e irrispettosi. Per ciò che riguarda i cuccioli d’uomo devo ammettere che le piacevano molto, ma preferivo che mangiasse solo la pappa che le davo io per evitare spiacevoli discussioni con le mamme.A proposito del cibo, per molti anni acquistai il meglio reperibile sul mercato e 1’alimentavo con prodotti secchi di altissima qualità finchè un giorno ebbe un rifiuto netto e definitivo: davanti alla ciotola piena di croccantini se era di cattivo umore ringhiava, se era di buon umore ne prendeva in bocca qualcuno, lo sputava in giro per casa e ci giocava. Comunque non voleva più saperne di mangiarli e dovetti passare al cibo umido.

Esercitava il suo fascino e 1a sua capacità di addestrare gli umani nelle più svariate occasioni: più volte mi è capitato di entrare in un negozio con lei che incominciava a fissare il commesso o la commessa con insistenza leccandosi i baffi, affascinati da quello sguardo magnetico recepivano i! messaggio e le dicevano “adesso vado subito a prenderti un biscotto” e andavano effettivamente nel retrobottega tornando con i bocconcini promessi. Il suo modo di muoversi, camminare o correre era molto particolare. Da giovane correva con la grazia, l’eleganza e la potenza di un levriero e le piaceva mettere in imbarazzo coloro che facevano jogging in campagna. Quando nelle nostre passeggiate ne incrociavamo uno faceva finta di niente perché sapeva che non volevo che infastidisse i corridori. Li lasciava proseguire per una decina di metri quindi si girava di scatto, sorda ai miei richiami li raggiungeva alle spalle abbaiando furiosamente con grande spavento della vittima. Oltre a questa attività sportiva quando eravamo sul pratone inseguiva le rare macchine che passavano, le superava e le fermava piazzandosi davanti a loro, erano le uniche occasioni nelle quali abbaiava. Anche la semplice camminata esprimeva energia e sicurezza di sé tanto che nessuno in genere osava avvicinarsi. E’ successo qualche volta che un bambino abbia chiesto se poteva accarezzarla. In genere davo il permesso controllandola molto attentamente perché aveva un accentuato senso di dignità e non gradiva essere toccata da estranei o essere trattata come un peluche. Mia mamma amava fare vacanze stanzialì sulla riviera romagnola in un alberghetto di Riccione che si affaccia direttamente sulla spiaggia Naturalmente era impossibile portare con noi Gilda perchè soffriva moltissimo il caldo, il regolamento ci impediva di portarla in spiaggia, e non si poteva neppure lasciarla in camera perché non avrebbe permesso a nessuno di entrare per le necessarie pulizie. Così mi ero accordato con il toelettatore: a casa sua aveva allestito dei box per ospitare i cani dei clienti. Gilda accettava di essere lavata e spazzolata solo da questo maschio alfa e anche l’accesso al box era consentito solo a lui. Per fortuna Gilda ha quasi sempre goduto di ottima salute, ed ebbe bisogno di interventi importanti solo due volte: quando la feci sterilizzare e quando fu operata per asportare un ciottolo che aveva inghiottito al mare. Ma il tempo passava inesorabilmente anche per lei ed incominciarono i primi acciacchi. Le fu fatale l’artrosi alla spina dorsale che le procurava atroci dolori e progressivamente le impedì di camminare senza trascinare le zampe. Un venerdì 5 agosto chiamai il veterinario perché soffriva in maniera atroce e insopportabile per lei e per chi le stava vicino. Il veterinario sperava di poterla ancora aiutare, ma quando la vide capi che non c’era più nulla da fare. Il mattino dopo la portammo nel suo studio e, dopo un’ultima coccola, le praticò la

fatale iniezione di Tanax. E’ sempre un ‘ esperienza atroce. Mi era già capitato di vivere una

situazione del genere con altri miei cani e anche questa volta la decisione di darle una morte pietosa per mettere fine alle sue sofferenze si scontrava con il desiderio egoistico di non perderla. Un film di qualche anno fa raccontava la storia fantastica di un immortale nato nel medio evo in un villaggio scozzese che si sposa con una ragazza del posto.Passano gli anni, lei invecchia mentre lui è sempre il giovanotto che aveva sposato. Alla fine lei muore vecchissima fra le braccia di lui distrutto dal dolore ma ancora fisicamente giovanissimo. I padroni di animali, e di cani in particolare, sono destinati a vivere questa situazione anche più volte nel corso della loro esistenza. Per alcuni questa è ragione sufficiente per non legarsi nuovamente ad un cane e non ripetere questa esperienza dolorosa, ma io credo che valga la pena di affrontare queste sofferenze perché aiutano a meglio comprendere la vita e il significato dell’ amore. Se volessi fare un bilancio fra ciò che ho ricevuto da Gilda e ciò che ho sacrificato per lei dovrei prendere atto di essere largamente in debito.Quando è mancata Gilda mio fratello ed io ci siamo detti solennemente che non avremmo più preso cani. Sono troppo impegnativi, poi invecchiano con tutti i relativi acciacchi e problemi e alla fine muoiono lasciandoti un grande vuoto nel cuore. Un mese dopo la sua dipartita avevamo in casa una nuova cagnolina fantasia. A chi mi chiede la razza rispondo che sì tratta di un pastore di Brenno Useria, razza rarissima ma di vivace intelligenza, è un border perché nata al confine tra Italia e Svizzera.Non si è trattato di un tradimento nei confronti di Gilda, ma della risposta ad una reale necessità: quando rientriamo a casa non la troviamo desolatamente vuota, ma c’è un essere che ci accoglie con gioia e fa di tutto per farci capire quanto è contento di vederci, che ha bisogno di noi e del nostro amore che ci ricambierà, se necessario, anche con la vita. Nella tradizione biblica si dice che Dio scacciò dal giardino dell’ Eden Adamo ed Eva a causa del peccato originale, ma tutti gli altri animali rimasero nello stato di innocenza originaria... Penso che i cani decisero di affiancare l’uomo per aiutarlo nella sua evoluzione e oggi costituiscono una guida e un sostegno per coloro che accettano di condividere con loro la propria vita. Gilda è stata per me indimenticabile, il suo carattere spigoloso, difficile e impegnativo me l’ha resa ancora più cara. Quando incontro per strada qualche dobermann che porta a spasso il proprio umano non posso fare a meno di fermare questo fortunato mortale per chiedergli notizie del suo compagno. Nella mia modesta esperienza devo dire che i maschi di dobermann che ho avuto l’occasione dì conoscere mi sono sembrati in genere tranquilli e posati, le femmine invece, tranne qualche rara eccezione, mi sono sembrate più reattive e aggressive (dal latino adgredior che significa “mi avvicino”).Oggi mi consolo con Luna che ha un carattere agli antipodi rispetto a Gilda ma è comunque anch’essa una fonte inesauribile di affetto.Per concludere penso che se un giorno rivedrò Gilda, Beba e gli altri cani della mia vita venirmi incontro, saprò che il mio tempo è scaduto e li seguirò sereno e fiducioso, contento di averli accanto per sostenermi e aiutarmi nel momento cruciale del transito finale.


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