ORIZZONTI ENERGETICI



Il futuro si progetta guardando il mondo dall’alto, perché più in alto si sale, più ampio è l’orizzonte. Chi si accontenta di salire il crinale di una collina, anziché fare lo sforzo di scalare una montagna, vedrà solo una piccola porzione di terra e di mare. Dunque occorre elevarsi, astrarsi, librarsi non tanto per fare voli pindarici quanto per avere una più ampia prospettiva di sviluppo e di crescita, che potranno concretamente realizzarsi se ogni intervento futuro metterà al centro della propria attenzione sia l’ambiente sia l’uomo, perché l’uno e l’altro sono oramai legati indissolubilmente.

La Natura non ha più la forza di contrastare l’uomo e l’uomo sta percorrendo, ormai da decenni, un cammino che inesorabilmente lo porterà alla distruzione del proprio habitat e di se stesso, a meno che... Vorrei tanto lasciare ad Altri il compito e fors’anche l’onere di riempire gli spazi dopo i puntini di sospensione, ma la Re-dazione mi ha chiesto di fare una riflessione e non posso né – in fondo– voglio tirarmi indietro e la farò da umanista, da vegetariano non violento, da ingegnere ambientale e top manager di un gruppo industriale di caratura internazionale che fa da cinquant’anni chimica inorganica. E, mi si creda sulla parola, non è sempre facile far convivere tutte queste anime, ma la luce è più chiara se si ricorre a molti colori. Dunque, non mi resta che indicare alcuni concreti ambiti di concreto sviluppo che coniughino ambiente, salute e sicurezza, sostenibilità e responsabilità sociale, che sono in fondo – i valori su cui si fonda la mia quotidiana azione (professionale). Occorre innanzi tutto produrre energia da fonti rinnovabili (eolico, fotovoltaico, geotermico, idroelettrico, idrogeno) ma, più di ogni altra cosa, occorre apprendere un’arte che ancora non padroneggiamo: la conservazione dell’energia. La ricerca è orientata su

questo filone, da cui davvero dipende il futuro dell’umanità, non solo perché ogni persona consuma sempre più energia ma anche perché l’energia, ancorché “pulita” non si può più produrre senza che la si possa conservare per farne uso quando la sua produzione è scarsa o limitata. Si pensi al fotovoltaico: talvolta non ha alcun senso produrre energia elettrica sfruttando l’irraggiamento solare perché l’energia non può essere immessa in rete. Perché? Perché non è possibile accumulare tutta quella prodotta durante il giorno perché se ne possa fare uso durante la notte, quando la produzione è nulla. A tal fine, essendo la questione di rilevanza strategica, anche l’Unione Europea all’inizio dell’anno ha inserito la ricerca per la produzione di super batterie al litio fra i cosiddetti Important Projects of Common European Interest (IPCEI) e ad aggiudicarsi una importante fetta delle risorse ad essa destinate è una piccola emergente società italiana (Fluorsid Alkeemia S.p.A.) leader italiano nella produzione di acido fluoridrico (HF) senza il quale, per intenderci, almeno la metà degli oggetti che vi circondano non esisterebbe! Un altro tema di grande rilevanza è legato all’end of waste e alla valorizzazione dei sottoprodotti, ovverosia dei materiali che si originano da un processo produttivo e che possono sostituirne altri che, per essere prodotti, richiederebbero un consumo di risorse non rinnovabili. Il tema riguarda le Terre e Rocce da Scavo (riutilizzabili per riempimenti e rilevati) o i gessi (chimici) che si originano “fatalmente” negli stabilimenti di produzione dell’acido fluoridrico (utilizzabili per la produzione di cemento, pavimenti autolivellanti, fertilizzanti, pannelli, sottofondi stradali); TRS e gessi chimici – entrambi by product – sostituiscono materiali che altrimenti dovrebbero essere estratti in cave e/o miniere, contribuendo a determinare un degrado paesaggistico e un consumo di suolo oggi non più tollerabili. Vi sono, poi, sottoprodotti dell’industria agroalimentare che possono essere convenientemente utilizzati per produrre biogas, grazie ai fenomeni di degradazione anaerobica della sostanza organica, per esempio a partire dagli scarti delle produzioni della birra, come sembrerebbe essere intenzionata a fare Heineken in uno dei suoi più importanti birrifici italiani, ubicato in Sardegna. Sin troppi sono gli impianti industriali eserciti in forza di un’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) che ricorrono a fonti energetiche che possono determinare emissioni di anidride carbonica (CO2) e anidride solforica (SO2) in misura non trascurabile, ancorché nei limiti di legge. Una soluzione al problema è la sostituzione del combustibile derivato dal petrolio (per esempio olio combustibile a basso tenore di zolfo, anche detto BTZ) con Gas Naturale Liquefatto. Il che, certamente, richiede forti investimenti, ma i benefici ambientali attesi sono incommensurabili. Il più importante produttore occidentale di fluoruro di alluminio (che consente, per intenderci, di risparmiare energia nell’industria dell’alluminio primario) ha assunto col Ministero dell’Ambiente, nell’ambito del procedimento tecnico – amministrativo per il rilascio dell’AIA per il proprio stabilimento sito in Sardegna, l’impegno a sostituire il BTZ col GNL non appena la Regione Sardegna avesse promosso e concretamente sostenuto lo stoccaggio di GNL lungo le coste dell’Isola. Oggi è una realtà e Fluorsid S.p.A. questo il nome della società – sta per presentare a tutti gli Enti il progetto per dismettere i propri impianti a olio combustibile con altri di nuovissima generazione che abbatteranno le emissioni di anidride carbonica, ossidi di azoto e di zolfo in misura importantissima, a vantaggio delle aree naturalistiche (SIC, ZPS, stagni) ubicate nell’area vasta in cui è insediato lo stabilimento. Questo è l’esempio da seguire, con lungimiranza e senza esitazioni per poter davvero dichiarare di essere o di voler diventare aziende green. In fondo lo sviluppo sostenibile per il Pianeta Terra passa per l’Energia e il consumo di Risorse. L’energy storage è la chiave di volta per progettare un futuro che sappia conciliare produzione e rispetto per l’ambiente e per l’uomo. Occorrerà sempre più energia per le produzioni industriali e agricole, per illuminare le città e per garantire un sistema di trasporti ecosostenibile. Le auto, gli aerei, i treni, i pullman saranno solo elettrici o a idrogeno e ben prima che si esauriscano i giacimenti di petrolio o di gas naturale; avranno motori alimentati elettricamente anche grazie alle batterie di nuova generazione (più piccole, leggere ed efficienti di quelle attuali), che non produrrannon alcuna forma di inquinamento e consentiranno di salvaguardare il Pianeta, oggi portato sulla strada dell’autodistruzione che l’Uomo ha tracciato ma che con uno sforzo intelligente, condiviso e illuminato può cambiare direzione. Non si pensi, tuttavia, che questi traguardi siano o debbano essere solo prerogativa dei grandi gruppi industria- li; certo è, però, che occorrerebbe – di fronte a certe scelte – scrivere una carta dei diritti del Mondo che consideri crimini contro l’umanità la deforestazione, l’inquinamento spregiudicato dell’aria, delle acque, del suolo e del sottosuolo, la perdita di biodiversità e la distruzione di specie vegetali e animali. Ben vengano, perciò, tutte le iniziative volte ad assicurare che ciò non accada e non possa accadere, a partire dalle certificazioni ambientali (ISO14001 o EMAS) per arrivare ai modelli di organizzazione, gestione e controllo (MOGC 231) contemplanti specifiche parti speciali inerenti la tutela dell’ambiente di cui tutte le aziende dovrebbero (volontariamente) dotarsi, credendo in esse come strumento di promozione della propria immagine reputazionale con la sincera speranza che le stesse si accompagnino a serie politiche ambientali che coinvolgano i lavoratori (come attori e stakeholder) e il management, da cui dipende l’efficace attuazione delle regole che l’Organizzazione si dovrà impegnare a seguire in un’ottica di miglioramento continuo delle proprie performance ambientali, ispirate a un preciso codice etico - ambientale.

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