LA NATURA QUANTISTICA DEL DENARO NELL’EPOCA POST-CAPITALISTA




Secondo capitolo della terza parte - “PRIMA DEL DILUVIO” Per motivi di spazio, nel numero prece­ dente di Ecoideare non avevamo potuto mettere la parola “Fine” alla saga degli ar­ ticoli della triade di “la natura quantistica del denaro nell’epoca post capitalista”.


Spero che, ricordando ancora il titolo della serie, risulti più chiara la sua vena satirica anche se da ridere non c’è mol­ to nella situazione socio economica che stiamo tutti vivendo in occidente. La fotografia della nostra realtà sta tutta nell’ultima frase del pezzo pre­ cedente dove si insinua il dubbio che i soldi con cui le Banche Cen­ trali inondano i mercati siano perico­ losi solo per una cosa che si chiama “iper-inflazione”, condizione che si verifica quando ci c’è troppo denaro in circolazione nell’economia di mer­ cato, quella reale per intenderci, per questo quelli che controllano il dena­ ro, ci tengono a far si che nell’econo­ mia “della nostra pagnotta”, di sale ce ne sia sempre molto, molto poco. “Loro”, le Banche Centrali, la razza padrona che non ha mai visto una fabbrica di cibo per cani dal vivo, producono dal nulla masse di denaro che vengono avidamente addenta­ te dalle grandi entità finanziarie ad ogni livello,partendo dal 100simo piano in giù e tanto più quanto più ci si avvicina al rez de chaussée... I “derivati” (mamma che paura!) sono prodotti finanziari che “derivano” il loro valore da un quid detto “sottostan­ te”. Questo “sottostante” può essere una valuta, può essere una materia prima, come ad esempio un metallo nobile o un prodotto alimentare come il succo d’arancia concentrato con­ gelato di “Una poltrona per due”. Può essere un titolo obbligazionario o il valore del BitCoin (li leggete gli ads molesti su Google? “ragazza di Paderno Dugnano diventa ricca con BitCoin senza comprarlo”, quella è la pubblicita ingannevole di un derivato). ENRON, la società che si inven­ tò la più grande truffa di Wall Street, fabbricò derivati con il sot­ tostante del meteo in California. In un prodotto finanziario derivato il valore dello stesso è dipenden­ te dall’andamento del sottostante. Ed che qui che le grandi istituzioni finanziarie attraverso i loro “hedge funds” ci mettono la testa, gli algoritmi e le mani e girano e rigirano la grande pasta della massa monetaria mondiale sporzionandola per cuocere prodotti fi­ nanziari di ogni foggia e peso, per ar­ rivare alle briciole che la Banca ci pro­ pone per investire i nostri quattro soldi, ripetendo il mantra a paperella: “..se li lascia sul conto ci perde sa.. qui se va bene avrebbe un interesse del 5%”. La vostra banca scommette molte centinaia di milioni sui prodotti fi­ nanziari derivati che poi vi vuole rivendere e, finché va tutto bene, è proprio li che fa i soldi veri! Altro che i quattro puzzolenti euro di interesse sul mutuo per una macchi­ na a taglio laser dell’officina mec­ canica di Scattolin Davide sita in Cendon/Silea, provincia di Treviso. Ma è sempre stato così? Per nien­ te. Anzi fino agli anni ‘70 i siste­ mi bancari e quello americano in particolare erano una vera noia. Fondamentalmente, con dei tassi d’in­ teressi relativamente alti, la famiglia americana dotata di mutuo trentennale e sicuro mensile del capo famiglia, pa­ gava ogni mese la rata alla società fi­ nanziaria o alla banca locale che ave­ va concesso il finanziamento (dopo avergli fatto l’esame del sangue). Questo era il Banking di allora. Pro­ prio qui però, entra in gioco un signo­ re che lavorava alla Banca d’Investi­ menti “Solomon Brothers”, il quale si inventò un trucco senza precedenti. Ora, i mutui casa ovviamente rendono alla Banca o alla Finanziaria ma questa rendita per quanto garantita, è un inve­ stimento a lungo termine. Lewis Ranieri (ricordatevi che tutte le cose buone o cattive le ha sempre inventate un italia­ no) decide che se prendiamo tutte que­ ste macchinette che mensilmente pa­ gano soldi (i mutui della middle class americana) e le mettiamo tutte insieme abbiamo un prodotto finanziario che incassa milioni ogni mese e che può essere venduto a quegli investitori che sono alla ricerca di qualcosa di super sicuro che renda più dei Titoli di Stato. Per le famiglie non cambia nulla, paga­ no a Solomon Brothers invece che alla loro banca, la banca incassa (quasi) tutto il malloppo in una volta, gli inve­ stitori sono contenti e Solomon Brothers fa un sacco di soldi vendendo il pro­ dotto e incassando le commissioni. Lewis Ranieri chiamò questo prodotto deri­ vato MBS (“mortgage backed security”). Ora statemi dietro perché la strada è piena di curve. Un Fondo Pensione ha l’obbligo per statuto di investire i soldi che versate in modo sicuro. Se non lo fa la vostra pensione integrativa scapperà in Mes­ sico. Quindi un derivato come il MBS viene acquistato da Fondi Pensione, da fondi Statali Americani e anche dal­ le stesse Banche Commerciali perché il rendimento di questi derivati è ga­ rantito da un rating AAA, concesso da “Standard and Poor’s” o “Moody’s”. Chi diavolo volete non pagasse la rata del mutuo negli anni ‘70? Ed inoltre, gli sparutissimi mutui che andavano male creavano valore in quanto il mercato cresceva anno dopo anno. Le Banche d’Affari ritiravano la casa e la vendevano tramite società create appositamente, garantendosi comunque un profitto e senza mini­ mamente intaccare il rating del MBS. Sull’esperienza degli MBS videro la luce decine di altri prodotti finanzia­ ri basati su cose sicure, esattamente come il mutuo casa o il finanziamento dell’automobile. Sono chiamati ABS, “asset backed securities” e sono conosciuti per essere a basso rischio. Fino alla metà degli anni Novanta a livello di derivati la fantasia dei banchie­ ri non era ancora andata al potere. Erano le Borse in tutto il mondo che fabbricavano soldi a palate con investi­ menti che per la loro natura sono molto più rischiosi e si sa, chi rischia vuole rischiare sempre di più e magari coin­ volgere altri che gli danno soldi per poi farli restare con il cerino in mano. Cosi arriviamo alla Bolla Azionaria dei titoli “dot.com” che inizia nel ‘95 e bru­ cia le penne a mezzo mondo nel 2000. Anche in Italia, aziende come Ti­ scali, allora una start-up sarda con 20mld di lire di fatturato, arrivaro­ no a essere capitalizzate in bor­ sa più della prima azienda italia­ na, che allora si chiamava Fiat. Tutti ci abbiamo perso dentro un po’ di soldi, giusto? Forza ammettetelo. Ci si comprava le Bulgari la matti­ na e le si vendeva il pomeriggio... Ad un certo punto la bolla scoppia con un bel botto e le Banche Centrali abbas­ sano i tassi per sostenere l’economia. Il denaro costa di meno, ma rende an­ che sempre meno. Nel 2001 la doccia gelata dell’11 settembre manda in stand-by il mon­ do. Inizia qui una lunga apnea dove il buonsenso viene manda­ to a prendere polvere in soffitta. Alan Greenspan abbassa ancora i tassi. Come e normale sono per prime le grandi Banche d’Affari, quelle che stanno al 100simo, 99esimo, 98esi­ mo piano, a beneficiare di questa gra­ ziadiddio a basso costo che tuttavia dopo l’11 settembre non trova facil­ mente un filone sicuro su cui basare la propria politica di investimenti. Ma nel frattempo in America e nel mondo che comincia a chiamarsi globalizzato la gente è tornata a investire sul mat­ tone, o sui pannelli di cartongesso. Negli USA i prezzi del settore immobilia­ re riprendono a salire in modo robusto. Molte famiglie americane vendono la vecchia casa, che torna sul mer­ cato, facendo abbastanza margine da permettersi di comprarne subito una migliore.. Accendendo un al­ tro mutuo ovviamente.. e i mutui non hanno mai avuto interessi così bassi, i derivati (MBS) basati su di essi gira­ no cometrottole, garantendo buoni rendimenti che però non sono para­ gonabili a quelli degli anni ‘70 quan­ do i tassi erano molto, molto più alti. Tutti gli investitori devono aumenta­ re le quantità di MBS nel loro por­ tafoglio se vogliono guadagnare bene e le banche d’investimento chiedono ai broker immobiliari di portare più mutui, sempre più mutui da imballare insieme in altri MBS. Solo che nel frattempo eh beh, sono finite le famiglie americane. Senza casa di proprietà ci sono soltanto quelli che la casa non ce l’hanno perché non hanno acces­ so al credito. Ma, Dio del cielo gli americani a cui i prestiti vengo­ no sempre rifiutati sono così tanti... Sta di fatto che, con i tassi quasi a zero finanziare diventa facile e alla fine sempre più famiglie o in­ dividui con poca o punta stabilità economica firmano per un mutuo. Attraverso sistemi predatori, finanzia­ menti farlocchi, rifinanziamenti, rate variabili che esplodono dopo tre anni, spacciatori di mutui e chi più ne ha più ne metta, vengono sotto­ scritti sempre più mutui “subprime”. La parola “subprime” esprime il concetto che questi mutui non sono garantiti AAA ma maga­ ri solo BBB, BB o ancora peggio. Vero, questi debitori sono gente ad elevato rischio insolvenza ma talvolta sono molto bravi a rivendere la casa in corsa e diventare clienti meno a rischio perché hanno un capitale dietro, altre volte non riescono a pa­ gare le rate e il mutuo va in default ma la casa nel frattempo ha aumen­ tato il suo valore e chiude la perdita. Le Banche d’Affari prendono a sfornare prodotti finanziari all’interno dei quali i rendimenti sono suddivisi in classi o livel­ li di rating. Le chiamano vezzosamente “tranches” (tengo a precisare che stia­ mo sempre semplificando al massimo). Mentre i MBS hanno un padre cer­ to, i CDO (Collateral Debt Obli­ gations) sono figli bastardi. Sono fatti come una lasagna al forno a strati di mutui con rating diversi; so­ pra la ricchezza del ragù, negli stra­ ti inferiori solo un po’ di parmigia­ no e una memoria di besciamella. Funzionano in modo che al loro inter­ no i derivati con rating AAA vengano pagati per primi agli investitori ma con basso interesse (diciamo il 3%) e così a cascata poi vengano pagati gli al­ tri fino ad arrivare alla spazzatura B che ha rendimenti stratosferici fino al 12% ma che a volte va in default. Il mercato immobiliare sempre in cre­ scita permette alla finanza di fare mi­ liardi con questi derivati e tutti sono che la giostra non si fermerà mai. Nel 2005 / 2006 infatti il mercato immobiliare è apparentemente ancora solido ma I CDO sono ormai diven­ tati strumenti complicatissimi, come i CDO al quadrato (CDO di CDO) dove nemmeno quelli che ci metto­ no il Brand (Goldman, Lehman e tut­ ti gli altri) sanno esattamente cosa ci sia dentro. Allo stesso tempo sempre più case vengono vendute a gente improbabile che ne compra anche più di una per affittarla o rivenderla. Se non pagano le rate perdono l’immobile che rientra sul mercato. Le grandi assicurazioni come la AIG fiutano l’affare e mettono le dita nella marmellata garantendo agli investitori, possessori di tranche BBB un risarci­ mento in caso di default ma nel 2006 i default dichiarati su mutui “subprime” sono ancora inferiori al 4% del totale. E poi mentre tutti pensano che sia tutto fantastico, in qualche settima­ na sempre più mutui cominciano a saltare e i CDO che contengo­ no troppe tranches BBB vacillano. Ci sono troppe case in “foreclosure” sul mercato e i prezzi scendono in picchiata per la prima volta da anni... Lehman Brothers fallisce il 15 settem­ bre 2008. Rimane sepolta, unica vittima fra le grandi balene, sotto il tendone del cir­ co che ha contribuito a creare e che nel frattempo ha ceduto miseramente. Il mercato immobiliare è sempre sta­ to un grandissimo volano economico negli Stati Uniti. Tutti gli americani vo­ gliono una casa e tutti gli americani sono disposti a vendere la casa in cui abitano per comprarne un’altra ma gli investimenti sul mercato immobiliare proposti dalle Banche d’Affari ai loro clienti di ogni tipo in tutto il mondo, at­ traverso i loro “hedge funds”, “nascon­ devano” al loro interno dei prodotti derivati tossici fabbricati sul sottostan­ te dell’andamento dei mutui “subpri­ me” con rating BBB, BB e così via. Mai a memoria d’uomo, tuttavia, il mercato immobiliare era mai crolla­ to; così le varie Lehman, Goldman o Merryl Linch a chi voleva tutelarsi delle tranche BBB vendevano anche le rela­ tive assicurazioni chiamate CDS (“Cre­ dit Default Swap”, per capirci, sono come delle polizze auto, finché non avviene un sinistro chi le ha in mano continua a pagare il premio a vuoto). Ma i CDS sono anch’essi deriva­ ti con i quali è possibile “scom­ mettere” ad esempio sul possi­ bile fallimento di un titolo o di un’azienda che ha emesso un titolo. Come se voi, sapendo che il vostro vicino di casa è un pessimo pilota, sottoscriveste un’assicurazione sulla SUA auto di cui anno dopo anno con­ tinuerete a pagare i premi nella spe­ ranza che si vada a schiantare per in­ cassare i frutti del vostro investimento. CDS però che avessero come sottostan­ te i primi venti fondi del mercato immo­ biliare non ne esistevano, per questo nel 2005 il manager di un fondo spe­ culativo, Michael Burry, se li inventa, li fa “cucinare” da una serie di Banche d’Affari (sempre quelle), e conscio del fatto che il mercato sia ormai estrema­ mente instabile, ci scommette contro, realizzando due anni e mezzo più tardi il bingo finanziario del millennio. Probabilmente avevano tutti pensato fosse un pazzo scatenato che voleva buttare via milioni in premi assicurativi, scommettendo sul default di qualcosa di solido come i titoli del mercato im­ mobiliare americano. Fabbricarono apposta per il dottor Burry la corda con cui si sarebbero impiccati da soli. Per eccesso di arroganza e avidità... Dobbiamo tenere presente il fatto che prendendo in considerazione soltanto le “commissioni” relative alle transazioni che avvengono su “4 milioni di miliardi di dollari” che è a quanto probabilmente ammonta oggigiorno l’intero mercato dei deriva­ ti si arriva ormai a valori che supera­ no il GDP mondiale nel suo insieme. I debiti in finanza si pagano con altri, ulteriori debiti, ma le com­ missioni si pagano alla fine della giornata. Come al poker si paga­ no i debiti alla fine della partita. E quindi ricordiamoci che questi, proprio questi sono i maledetti soldi verissimi che produce ogni giorno questa astronave di debiti galattici e crediti inesigibili grande come la luna. Una astronave che non deve mai at­ terrare perché si volatilizzerebbe in­ sieme a tutta l’economia mondiale. E questo sarebbe davvero il Diluvio Universale. Dopo il fallimento di Lehman Brothers, con Ben Bernanke la FED chiede al Governo Americano di dare la luce verde per salvare tutte le grandi Istitu­ zioni finanziarie coinvolte nella crisi. L’alternativa sarebbe stata il fallimen­ to per bancarotta di tutte le Banche d’Affari, di tutte le grandi assicurazio­ ni, di tutti i broker immobiliari. Queste istituzioni nel 2008, hanno in pan­ cia migliaia e migliaia di miliardi in titoli derivati ormai a valore zero e inoltre, come AIG, non possono in al­ cun modo pagare i risarcimenti delle montagne di CDS che hanno emesso. La FED rimette in piedi, con iniezioni di miliardi di dollari, la baracca della finanza mondiale. I giganti vengono tutti salvati. La AIG da sola riceve una bazzecola come 182 miliardi di dol­ lari. Non avete letto male.. no; è più o meno la cifra del nostro Recovery Plan. Come conseguenza, quando la gio­ stra si ferma finalmente, più di 5mila miliardi di dollari di fondi pensione, valore immobiliare e risparmi della gente comune si sono volatilizzati. Otto milioni di persone hanno perso il lavoro e sei milioni hanno perso la casa. Questo solo negli Stati Uniti. Era il 2009. Da allora le Banche d’Affari han­ no ricominciato a fabbricare e a vendere cose inaudite che nessuno riesce lontanamente a spiegare e hanno ripreso a fare soldi a nastro. La Borsa è cresciuta in modo espo­ nenziale demolendo un record dopo l’altro. Perfino il BitCoin, diventato uno strumento speculativo estremo, è arrivato a costare 70mila dollari. Ma dopo 13 anni la crisi dell’eco­ nomia reale, non è mai terminata. Il fatto è che purtroppo o per fortuna non c’è nemmeno l’opportunità di una nuova bella guerra mondiale per far ripartire la macchina come accadde con il Presidente Roosevelt nel ‘41. Ora vi racconto due ricette che in qualche modo nascono dalla consa­ pevolezza diffusa, ma che nessuno ammette o racconta, che il rischio finanziario a livello mondiale ab­ bia raggiunto il punto di non ritorno. La prima è quella delle Banche Centrali (BOJ, FED, BCE, BOE). Dunque, l’astronave, ma sarebbe me­ glio dire la mongolfiera del debito, non può e non deve ricadere sulla terra. Deve quindi essere rattoppata da mani esperte e gonfiata sempre di più ogni volta che anche per sbaglio si crei uno spiffero da qualche parte. Nessuno ne ha parlato, ma di fat­ to, le Banche Commerciali creano ormai denaro senza provvedere a mantenere alcun genere di riserva. il 26 marzo del 2020 la FED ha cancellato alla chetichella la pratica della Riserva Frazionaria per le Banche Commerciali. La possibili­ tà di emettere credito è illimitata. Negli anni Ottanta la BOJ si inventa il “Quantitative Easing” che oggi è diventata pratica comune. Le Ban­ che Centrali pompano migliaia di miliardi nel sistema e se c’è necessi­ tà salvano il culo alle grandi Istituzio­ ni Finanziarie, siano esse Banche o Assicurazioni. Direte voi: “ma come, non si crea inflazione facendo que­ sto”? No, non si crea inflazione fin­ ché i soldi non stanno in tasca a voi! Perche voi siete l’economia reale! Contemporaneamente le Banche Centrali spingono perché venga eliminato il denaro fisico (che è l’u­ nica moneta che rimane ancora parzialmente controllata degli stati nazionali) e perché ci sia un sempre maggiore consolidamento bancario. “Too Big to fail...” La mongolfiera deve rimanere sempre in aria. Se vincerà la loro ipotesi si chiu­ derà il cerchio e non ci saranno più “booms and crashes” ma solo una infinita crescita virtuale che lascerà dietro una bava di lumaca con cui tutti gli uomini piccoli che siamo noi, potranno sfamarsi, mentre si consoli­ derà la diseguaglianza senza che ci sia neppure più la fame a smuovere le braccia, i cervelli e le coscienze. La BOJ è ormai indirettamente proprietaria del 30% del capi­ tale quotato alla borsa di Tokio. L’imperativo categorico è “non fare piovere in nessun caso”. La gestione di enormi capitali è or­ mai data in pasto all’intelligenza artificiale. Questo elimina il rischio del panico e dell’errore umano. Se non vi siete accorti che le Borse nel 29

3 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti