Economia circolare

Aggiornato il: apr 28

Sembra un ciottolato stradale urbano progettato da un artista moderno un pò naïf, amante dei colori e della stravaganza. Purtroppo sono le acque del fiume Citarum in Indonesia, il corso d'acqua più inquinato del mondo. Il segnale, drammaticamente significativo, che molte emergenze planetarie sono vicine al collasso.

Eppure tutto può essere convertito, trasformato, riutilizzato e riciclato in un preciso contesto di economia circolare dove non solamente i rifiuti e i materiali, ma persino l'economia stessa, seguono un andamento di smontaggio e ri-proposizione, tipico degli organismi biologici.

Qualunque modello naturale, dagli equilibri cosmici ai microsistemi, ci dà la possibilità di interpretare una tematica di vita senza bisogno di entrare nello scibile di una biblioteca. Abbiamo già tutto a disposizione: le chiavi di lettura per capire, conoscere e interpretare i segreti della matematica e quelli esistenziali, la meccanica e l'astrologia, la quantistica e la robotica, la spiritualità e la sociologia. Persino l'economia può attingere ai modelli organici, per trovare quella centratura necessaria e per evitare di essere governati e travolti dalle turbolenze bancario-monetarie che sfuggono ad ogni criterio di logica sociale, per agevolare esclusivamente l'interesse di una élite bancaria olicentrica e dissennata.

Eppure secondo le fonti di Wikipedia, i rifiuti non esistono.

Questo postulato dell'era moderna potrebbe veramente sovvertire le sorti dell'umanità se ci fosse la fiducia di credere nella fattibilità delle cose e nella programmaticità. E siamo proprio noi a dover lanciare con decisione questo modello e questa visione nel mondo, perchè siamo residenti attivi in uno dei paesi maggiormente industrializzati, ma soprattutto tra i più acculturati al mondo. Non aspettiamoci che sia il regime comunista o quello sovietico a lanciare questo grido, o le turbolenze emotive di un paese come gli USA che si autoproclama prima guida dell'umanità, salvo poi pugnalare alla schiena i programmi ecoclimatici. Spetta a noi e a tutti i principali paesi occidentali definire i modelli e portarli nel mondo, proprio perchè l'innovazione non può iniziare dai paesi poveri, dove la miseria e la fame sono il primo spettro della popolazione.

Una volta contavamo i millenni, poi le epoche, infine i secoli. Oggi siamo nell'era tecnologica in cui le basi temporali sono i decenni: il tempo stringe in tutti i sensi e la velocità del progresso deve concretizzarsi in un progetto intergenerazionale a breve termine. L'ombra di una catastrofe irreversibile si avvicina, dobbiamo solamente decidere se sarà l'ombra di un tramonto dell'umanità o l'alba di una nuova era.

L'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un programma d'azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell'ONU. In soli 10 anni sono fissati 17 obiettivi per contrastare la povertà e la fame nel mondo, la tutela delle risorse idriche ed energetiche, l'uguaglianza di genere e l'autodeterminazione della popolazione femminile, la salute, la pace e la sostenibilità. Non solo lo sviluppo basato sulla sfruttamento e sulla produttività, ma per la prima volta un programma internazionale introduce un concetto nuovo che integra i pilastri ambientali, sociali ed economici. E' una visione allargata che coinvolge tutte le filiere di produzione per difendere i diritti dei lavoratori, contrastare la manualità infantile e il consumo del suolo, le emissioni nocive e la deforestazione,

con particolare attenzione alle problematiche dei paesi più poveri, una specie di vademecum per definire il futuro dell'umanità.

Paradossalmente, sarebbe sufficiente eliminare radicalmente la coltivazione di the, caffè, tabacco e uva: non sono certamente fondamentali ai fini dell'alimentazione e si risolverebbero molti problemi legati all'alcool, al fumo o ai piaceri fittizi, per risolvere problemi ben maggiori. Sono tutte piante geneticamente modificate e, per ottenere i maggiori profitti, gli agricoltori impiegano pesticidi a base di glifosato in quantità 10 volte maggiore delle coltivazioni tradizionali. Tutti prodotti che ritroveremo nel suolo e quindi nelle acque. Potremmo recuperare immense distese di territorio da riforestare, senza tenere conto delle enormi e indefinibili quantità di territori adibiti alla coltivazione di droghe di ogni genere. E' evidente che siamo in un'ottica visionaria e probabilmente utopistica, ma è certamente più assurdo votarsi all'autodistruzione perchè non sappiamo rinunciare al presunto piacere di un caffè come colazione o di un the con i biscottini, un bicchiere di vino o una sigaretta dopo cena.

E' facile alzare la bandiera dell'ambientalismo e manifestare il nostro sdegno per gli incendi che distruggono le foreste Amazzoniche o Australiane, per le motoseghe che abbattono alberi secolari nelle riserve del Montenegro o del Borneo. Eppure è esattamente quello che è stato fatto in Pianura Padana nel corso dei secoli, così come in tutte quelle aree agricole dei paesi Europei, Usa o Giappone per fare spazio alle coltivazioni. Le foreste di una volta sono state riconvertite in insediamenti agricoli e oggi non c'è più un solo centimetro che non sia lottizzato, sfruttato o privatizzato.

Parliamo di primizie e di eccellenze, di Made in Italy, marchi Dop e consorzi di qualità, provenienza Dop e cibi biologici, ma se l'origine di questi prodotti è la Terra dei fuochi dove le mandrie pascolano su montagne di rifiuti tossici indifferenziati e sommersi, o la Pianura Padana che è tra le aree più inquinate al mondo, con allevamenti intensivi e insediamenti industriali che saturano l'atmosfera di ammoniaca, polveri, Co2, gas nocivi e prodotti infestanti di ogni genere... dov'è la primizia? dov'è l'eccellenza?

E' evidente che bisogna risalire all'origine, andare a monte di tutto questo e iniziare a definire un quadro completo di responsabilità che riguarda ogni singola collettività, dalle tribù alle metropoli, dalle capanne di fango ai grattacieli, tenendo in considerazione il fattore di sviluppo e le esigenze di base di ogni singola popolazione.

Una startup globale in cui possiamo quindi identificare una matrice comune, che riguarda l'individuo e la sua interazione con il mondo esterno a prescindere dal proprio tenore di vita: il comportamento.

Sarebbe sufficiente la norma del buon senso, una consapevolezza non egocentrica e una minore dipendenza dalla pressione mediatico-consumistica che prima martella milioni di individui proponendo modelli di falsa felicità basata sull'abuso compulsivo di una infinità di prodotti spesso più dannosi che utili e poi li rimartella con il terrorismo ambientale e la prospettiva di catastrofi irreversibili causate dal loro stesso comportamento. Una gabbia senza via d'uscita, a meno di posizionarsi in una visione più elevata che possiamo identificare come: riconversione interiore.

E' un semplice principio di azione/reazione, di causa/effetto e ancora una volta è la natura a suggerire il modello vincente. I rifiuti possono diventare nutrimento, i materiali derivati artificialmente possono essere riprogettati e riutilizzati con un minimo dispendio di energia.

Diminuire e ottimizzare i trasporti e il riscaldamento urbano significa progredire, non recedere. Solamente in un secondo tempo potremo avere cura di costruire strutture architettoniche che rispondono alle regole di sostenibilità anziché a quelle della speculazione edilizia. Considerare l'importanza della tutela e della salvaguardia dell'ecosistema, prevenire il dissesto idrogeologico, dedicare il talento e l'ingegno di cui siamo dotati per progettare strade, ponti, ferrovie e trafori che richiedono sempre minore manutenzione, recuperare gli splendori archeologici e tutelare i borghi e le aree a rischio. L'analisi del ciclo di vita (LCA, in inglese Life-Cycle Assessment) è una metodologia che aiuta a comprendere l'impatto che i prodotti, i servizi, le filiere di produzione e i sistemi economici generano nei confronti dell'ambiente. Fino ad oggi abbiamo utilizzato un modello basato sull'inizio e sulla fine e lo abbiamo definito ciclo di vita. Oggi è possibile vedere oltre, in una prospettiva molto più sostenibile possiamo integrare le risorse spirituali per concepire una modalità molto più affascinante e funzionale: un modello circolare dalla nascita alla rinascita.

E quello che avviene fuori di noi deve sempre e comunque avvenire, prima... dentro di noi.

21 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti