Dopo il mantra “andrà tutto bene”, a che punto siamo?

Che sarà dopo un anno in cui abbiamo sentito il mantra“andrà tutto bene”?

Dopo il tunnel, si dice, si vede la luce. Sì ma quanto è lungo il tunnel ? E nel percorrerlo quanto stress e quanta ansia accumuliamo nel desiderare di raggiungere la fine? Dobbiamo fare i conti con il carico emotivo, personale e collettivo. L’affanno di volere ritornare allo stato di normalità cresce in modo esponenziale se non riesci a pagare le bollette. Eppoi, vogliamo davvero tornare a “quella” normalità in cui si faceva finta di non vedere le conseguenze dell’agire umano sull’ambiente, che è una delle cause della pandemia? Da questa crisi che attanaglia tanto i ricchi quanto i poveri, se vogliamo, possiamo ricavare una lezione: è necessario un’inversione culturale per dare un senso a quella transizione ecologica descritta nel Piano del Governo. E’ troppo presto per fare il bilancio di un periodo agitato e lungo, in cui tutti abbiamo sentito il peso della crisi e lo smarrimento per non avere un orizzonte definito. Allora, a un anno e mezzo di pandemia la domanda che viene da farci è: A CHE PUNTO SIAMO? La risposta a una domanda semplice sta in un un ragionamento complesso come i temi sviluppati in questo numero. Solo a titolo esemplificativo, invito alla lettura di Gianfranco Laccone sulla relazione ambiente Ogm-virus-industria farmaceutica, di Marco Cagelli sulla necessità strategica di avere infrastrutture sicure edurevoli, di Nicola Saluzzi sulla reale capacità progettuale e concretezza Piano di ripartenza e resilienza.Tra gli altri, tutti meritevoli di lettura attenta, il contributo con foto stupefacenti di Roberta Castiglioni sulla cicogna bianca che è ritornata a riprodursi sui campanili della Lombardia.

Buona lettura!

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