Canapa my love

Aggiornato il: apr 27

Sembra impossibile, ma i sogni si avverano (quasi) sempre.

Da ragazzo sognavo di costruire case in terra e fango, poi crescendo diventava forte la curiosità verso la terra dove mettevo che continuava ad essere occupata dalle abitazioni. Nella totale ingenuità, pensavo dapprima che fossero eventi naturali ma poi scoprii che erano frutto del lavoro delle mani dell’uomo. Ebbene alla fine quella passione mi portò a farmi escogitare una qualsiasi scusa allo scopo di occuparmi dei materiali che poi capii che quella era la mia naturale vocazione: travi, sabbia, cemento, mattoni. Era una bella soddisfazione osservarli, ma in fondo in fondo giaceva qualcosa che non mi appagava completamente. Era come se tra l’uomo e la muratura ci fosse un ostacolo. Cercai di metterci tutto il mio impegno studiando soluzioni con variabili a tutto campo, quando un bel giorno mi approcciai alla terra. Quell’esperienza mi portava ancor più indietro nel periodo della mia infanzia quando giocando realizzavo e sognavo case e palazzi fatti di terra. Grande l’emozione ed enorme il piacere di sentire una sorta di plastilina sulla pelle, e che fantastica sensazione sentire la creta scivolarti tra dita delle mani. Ero felice e pensavo non potesse esserci un’altra piacevole sensazione come quella, fin quando il caso volle che fui invitato a partecipare ad un esperimento: costruire una casa in canapa. Ricordo che eravamo nel luglio del 2008 e la destinazione era un cantiere in Emilia Romagna. Si trattava di dare una mano ad un amico geometra a cui un suo cliente, che aveva acquistato sulla carta un lotto di una casa bifamiliare, ma che aveva pensato di tirarsela su per conto suo sfidando tutti i luoghi comuni e di realizzarla in canapa. Fu così che Olver, che la sapeva lunga, accettò l’incarico e un bel giorno, venuto a conoscenza dell’esperimento cui si dava corso mi presentai in cantiere per fare la mia parte. Iniziò così, in piena pianura Padana, sotto i 29 gradi di un cocente sole, la mia prima esperienza con la canapa. Ricordo il primo impatto ch’ebbi quando mi accostai ad una montagna di erba (in realtà un grande miscuglio di canapa frantumata) canapa che mi si parava dinanzi. Il primo problema era come differenziare tutto quel prodotto. Venne così naturale l’idea di setacciarla tutta facendola passare attraverso tre-quattro vecchie reti (dei letti antichi) che nei tempi andati utilizzavamo nelle nostre case, prima dell’avvento di Mercatone Uno ed ora venivano gettate nelle discariche. Buttate una sopra l’altra facevano da filtro/barriera e con una ramazza muovendo il grosso, si riusciva ad ottenere una setacciatura a differenziata pezzatura tanto più minuta quante più reti passava. Più setacciavi e più accantonavi, dal grosso a quello successivamente inferiore sino ad ottenere con i successivi passaggi, una sostanza piacevolmente palpabile, una sorta di borotalco verde. Quel giorno fu memorabile, giusto il tempo di apprendere a riconoscerne la pezzatura al solo tastarla che assimilai i primi rudimenti e imparai ad impastarla. Lei era lì che si lasciava plasmare e le mie mani provavano immenso piacere accarezzandone la superficie. Verde, minuta, quasi una tramatura, soffice e plastica, tiepida e morbida mi ha conquistato subito e da allora porto con me quell’emozione. Per chi volesse approfondire la conoscenza di questa pianta suggerisco di volere mettere in programma una visita al Museo della Canapa in Sant’Anatolia di Narco (PG). Qui, oltre a gustare della piacevolezza dei luoghi del Nera - Velino, si ha la possibilità di fare un salto nel tempo e comprendere appieno quel mondo oramai del tutto scomparso. Il mondo della canapa, quella canapa che oggi, le istituzioni particolarmente sensibili vogliono sottoporre all’attenzione d’un pubblico desideroso di conoscere le correlazioni esistenti della natura con il proprio territorio, Avrete così la possibilità d’entrare in punta di piedi nel passato e di apprendere visivamente ciò che è molto difficile descrivere a parole: il mondo della canapa e del tempo perduto. Come spesso accade nelle cose di tutti i giorni, sarete conquistati ed in qualche maniera vi sentirete come a casa vostra aggirandovi per quelle stanze, tra semi, corde, tessuti, pizzi, tendaggi, telai ed attrezzi. Imparerete ad apprezzare questa fantastica e meravigliosa pianta. Apprenderete così che la canapa era diffusa, sino alla prima metà del Novecento, in tutta l’Italia, che ogni oculato contadino le destinava anche se solo un piccolo appezzamento di terra, uno spazio, ed era in grado di seguire tutte le fasi di coltivazione e di trasformazione, in quanto la riteneva indispensabile per la sopravvivenza della sua famiglia.

LA COLTIVAZIONE

La canapa si coltivava in qualsiasi terreno, in quanto attecchiva velocemente, non richiedeva particolari accorgimenti né abbondanza d’acqua, era forte, si sviluppava generosamente, rinforzava il terreno depurandolo da eventuali sostanze inquinanti ed era procacciatrice d’amori e di passioni. Infatti, durante le fasi della lavorazione che erano occasioni di incontri tra i braccianti e le donzelle che per un certo periodo lavoravano fianco a fianco durante le seguenti fasi; raccolta , macerazione, essiccazione, stigliatura, gramolatura e vendita della fibra.

IL TAGLIO

La forza motrice era il carro coi buoi, meglio se appaiati, in quanto garantivano uno strappo più profondo mentre il carburante era la volontà e la forza delle braccia.

LA RACCOLTA

Le donne facendo uso di rami d’albero, davano una prima forma alle canne raccolte che venivano subito annodate in fascine

LA MACERAZIONE

quindi le fascine venivano distese a macerare nell’acqua

L’ESSICCAZIONE

poi ad ammorbidimento della fibra avvenuta, erano poste ad asciugare al sole

LA STIGLIATURA

si andava quindi a spezzare il nucleo della canna, tramite una energica battitura con bastoni ed utensili vari, atto a liberare le fibre della canapa dal canapulo (lo stelo legnoso) dalle fibre librose degli steli e per ultimo ripassati a mano.

LA GRAMOLATURA

Per completare al meglio il processo, attraverso la gramola, si andava a maciullare lo stelo, allo scopo di separare le fibre vegetali da quelle legnose

LA VENDITA DELLA FIBRA

A questo punto la canapa in fibra poteva essere commercializzata raggiungendo i mercati per i successivi utilizzi e lavorazioni.Pochi sanno che nel 1938, durante il regime littorio tra le pubblicazioni per l’insegnamento agrario, fu stampato il manuale per la coltivazione della canapa consigliato per un corretto indirizzo alla coltivazione della canapa - in uso ai nostri nonni, allorquando l’Italia, dopo la Russia, era il secondo paese al mondo nella produzione della canapa sino alla sua restrizione e definitiva proibizione

LA TRASFORMAZIONE DELLA CANAPA

Della pianta della Canapa si utilizza tutto! Con l’andare del tempo, si recuperano informazioni sempre più approfonditi sul suo passato e la tecnologia consente di favorire nuovi ed interessanti utilizzi

LA CANAPA IN EDILIZIA

Nei secoli scorsi, il nostro territorio era caratterizzato da una vasta società agricola ed alcune grandi città. In genere nella campagna al limiti dei campi sorgeva un casolare di modeste dimensioni nel quale il contadino abitava insieme alla sua famiglia ed il bestiame.La struttura era molto semplice e funzionale ed utilizzava materiali facilmente reperibili nelle immediate vicinanze. Paglia, argilla, terra, legno, pietra e canapa erano gli elementi principali con cui erano edificati. Essendo il territorio italiano, vastamente utilizzato per la coltivazione della canapa, questa abbondava in ogni regione e veniva utilizzata come qualsiasi altro prodotto per l’edilizia. Una volta bandito l’utilizzo della cultura della canapa, i campi vennero riconvertiti ad altro uso e così trascorsero in silenzio diverse generazioni. Alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso, con la generazione dei giovani Figli dei Fiori si allontanavano dalla città alla ricerca d’una nuova dimensione al riparo dalla società dei consumi, occuparono edifici abbandonati nelle campagne, dandogli nuova vita e valorizzandoli. Ed è così che iniziano le prime indagini sulla consistenza dei manufatti, sui primi esperimenti di come aggiustare una porzione di muro, di come allargare una stanza, di come rifare un intonaco simile alla consistenza di quello esistente e mille altre ancora. Nessun materiale riesce ad essere compatibile con la struttura esistente se non fosse stato per un anziano signore belga che, con grande intuizione pensò di provare ad utilizzare un impasto di calce e Canapa. Nei quadri del fiammingo Abraham Bloemaert (1564 -1651) si notano le tecniche di costruzione adottate nel Seicento in Nord Europa basate sull’uso delle risorse reperibili in natura: mattoncini di fango e paglia seccati al sole, intonaci rudimentali, infissi artigianali, pavimenti in cotto. Nonchè incredibili casette su piattaforme in cima agli alberi appollaiate tra i rami. Di certo queste TreeHouses erano utilizzate come fienili e depositi per mettere al sicuro le riserve alimentari ed attrezzi di lavoro da furti e assalti dei predatori. Da quella generazione le case si potevano ricostruire con la Canapa. Nascono i “Cantieri Scuola” in Belgio, in Francia, in Italia e in tutta Europa.

EDILIZIA OGGI

Oggi è finalmente possibile “costruire sostenibile” grazie ad una più profonda conoscenza del comportamento della calce con le varie pezzature del canapulo per le diverse fasi del cantiere E pertanto è possibile procedere ad effettuare tamponamenti, riempimenti di solai, isolamento solette, malte, blocchi di controparete, finiture, produzioni sperimentali Particolare rilievo assumono le finiture utilizzando il canapulo colorato ed i vari intonachino di calce canapa, grasselli facciavista, finiture in cocciopesto, termofin su rasatura ecograss riempimenti soletta tamponamenti pareti divisorie strati di finitura mattoni gettati in cantiere in canapa tinteggiatura alla canapa intarsi floreali nell’intonaco

CANAPA SCIOLTA

mattone in canapa e calce industrializzato muro di elevazione in blocchi di canapa Biomattone in canapa e calce

CANABIUM Truciolato di canapa

LA RISORSA SI CHIAMA CANAPA

Con la canapa si potrebbero salvare ogni anno centinaia di milioni di alberi, produrre ogni tipo di tessuti, fabbricare carburanti, materie plastiche e vernici non inquinanti. Con i semi della canapa si potrebbe colmare la carenza di proteine dei paesi in via di sviluppo. Salvare l'ambiente, produrre la carta in modo non inquinante e senza sacrificare gli alberi, sostituire i prodotti chimici del petrolio (migliorare i conti con l'estero e creare nuovi posti di lavoro).

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