Blockchain e nuove tecnologie

Aggiornato il: apr 27

Mai come in questo momento le tecnologie informatiche sono entrate nel nostro vissuto quotidiano, basti solo pensare alle svariate piattaforme di dialogo da remoto che consentono di sostituire incontri, momenti di formazione e convegni. A questo si aggiunga la veloce crescita che ha registrato l’e-commerce, le modalità di pagamento senza contanti e tutte quelle tecnologie che hanno evitato lo spostamento delle persone. Tutto ciò è sicuramente frutto del condizionamento causato dalla pandemia e dallo sviluppo della tecnologia, ed in questo particolare caso quella attinente l’informatica. Anche in precedenti interventi abbiamo avuto modo di sottolineare come lo sviluppo della tecnologia abbia permesso di creare forme di innovazione che incidono profondamente sui sistemi e sui processi produttivi e su come questi abbiano benefici effetti sulla sostenibilità dei modelli produttivi. Migliorare l’organizzazione delle informazioni, poterle disporre in tempo reale, poterle combinare fra loro consente di aumentare le rese di processo, ridurre scarti e sfridi, giungere a produzioni qualitativamente migliori, migliorare l’utilizzo delle materie prime rendendolo più produttive, alla fine poter ottenere maggiori quantità di prodotto (output) per unità di materie prime utilizzate (input). Se alla riduzione delle risorse “estratte” aggiungiamo nuovi processi di recupero e smaltimento con l’ottenimento di prodotti più salubri per l’uomo e per l’ambiente abbiamo realizzato la sostenibilità ambientale ed economica che, aggiunte a quella sociale, consentono di centrare gli obiettivi di sostenibilità fissati dall’ONU. E’ in questo contesto che si inserisce anche la tematica dell’informazione, tramite operazioni di tracciabilità e rintracciabilità, circa le materie prime utilizzate nell’ottenimento degli alimenti; informazioni che possono interessare l’origine delle materie prime, le loro modalità di ottenimento, le caratteristiche intrinseche ed estrinseche che possono meglio qualificarle o meglio apprezzate dal consumatore, la presenza o l’assenza di determinati componenti oppure le responsabilità di chi a vario titolo è intervenuto sulle materie prime o sul prodotto finito. La tematica della rintracciabilità non è certo nuova perché qualsiasi certificazione di processo e/o prodotto prevede che lungo la filiera sia ben chiaro come il processo si realizza, quali sono le materie prime, chi sono i fornitori qualificati e le responsabilità di chi vi partecipa. L’Italia fra l’altro è stato il primo paese a sviluppare una norma dedicata alla rintracciabilità delle filiere agroalimentari e delle aziende alimentari con due specifiche norme, rispettivamente la UNI 10939 e la UNI 11020, che poi cono confluite nella norma ISO 22005.

Tematica dunque non nuova in cui il significato di tracciabilità porta a “tracciare” tutte le materie prime ed i prodotti che ne derivano nell’ambito di un processo assoggettato a controllo e certificazione e, pertanto, ad identificare ingredienti e prodotti interessati oltre che a identificare le informazioni necessarie a dare significato ad una certificazione: un’azione quindi che lascia traccia sui prodotti e su documenti di tali informazioni. La rintracciabilità, invece è una sorta di percorso inverso che consente di risalire a dette informazioni partendo da una determinata quantità e tipologia di prodotto (lotto) omogeneo per caratteristiche e data di produzione; un percorso che è possibile fare se l’azienda ha correttamente implementato un sistema di rintracciabilità coerente con l’esigenza di dare evidenza delle informazioni che il sistema si è posto come obiettivo. In molti casi la rintracciabilità è un esercizio che si compone di documenti, cartacei o su supporto informatico, che consentono di valutare la corretta gestione del processo produttivo sia sul piano del monitoraggio interno da parte dell’azienda che da parte dell’auditor di parte terza nel caso di un processo assoggettato a certificazione. Anche in questi casi la tecnologia, in particolare quella informatica, ha consentito di creare le condizioni per dare a tutti i partecipanti e responsabili della filiera che attua il processo produttivo la possibilità di inserire in un “sistema a blocchi” le informazioni richieste circa la tipologia delle materie prime, le loro caratteristiche richieste, i fornitori e la loro provenienza, le quantità utilizzate, il momento in cui tutte queste informazioni si realizzano, le caratteristiche del processo produttivo oggetto di rintracciabilità, e tutte quelle informazioni necessarie allo scopo. Tale sistema informatico rende immodificabili tali informazioni e trasmissibili a chi sta a valle del processo che immetterà le eventuali informazioni successive fino al prodotto semilavorato, o finito, oggetto di rintracciabilità. Questa nella sostanza rappresenta il meccanismo alla base della “block chain”; il tutto viene “marcato” dal gestore che ne assicura l’immodificabilità. Da questa breve e semplice descrizione ne deriva che la Block Chain consente di raccogliere con facilità tutte le informazioni necessarie e di farlo fare direttamente a coloro che hanno la responsabilità di generarle e gestirle. Da tale sistema è poi molto più semplice estrarre le informazioni più significative ed utili ad operazioni di marketing per trasferirle con, ad esempio, il QR Code su etichette, brochure, depliant, siti internet etc in modo da dimostrare “chi fa cosa” e come magari utilizzando immagini, percorsi guidati, “giochini” che possono interessare il

cliente ed il consumatore. Trasformare la fredda contabilità dei dati in un processo di fidelizzazione del cliente e di trasferimento delle informazioni e della conoscenza del prodotto. Da ciò emerge abbastanza chiaramente che la Block Chain non garantisce che il dato immesso sia veritiero in quanto così come è possibile registrare un dato non corretto su di un registro, è possibile inserirlo nel sistema informativo della Block Chain. Per questo il ruolo dell’organismo di certificazione consiste, anche in questo caso, nel verificare che il dato immesso sia vero e corrisponda a quanto l’azienda ha attivato per quel determinato processo. La certificazione svolge le sue funzioni di verifica ed audit indipendentemente dal fatto che lo strumento sia cartaceo, un foglio excel o un sistema appartenente alla Block Chain, il ruolo dell’organismo di certificazione è di appurare che il sistema produttivo ed il sistema di certificazione sia stato correttamente implementato dall’azienda e sia congruente con l’obiettivo di trasferire le informazioni per le quali ha attivato il sistema di rintracciabilità e ne ha chiesto la certificazione. Di certo, le potenzialità di un tale sistema è maggiore rispetto ad altre modalità di gestione e può facilitare anche il processo di verifica da parte dell’ente terzo Da ciò si desume anche come sia improprio che l’organismo di parte terza si occupi anche della vendita del sistema informatico su cui poggia la Block Chain, questa è un’operazione più tipica di una società che si occupa di commercializzare prodotti informatici; l’organismo di certificazione deve solo averne accesso, capirne il funzionamento e poter verificare chi ha fatto cosa e quando.

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