BENTORNATA CICOGNA BIANCA



Vent’anni fa ricordo che stavo tenendo una delle tante lezioni sulla biodiversità ad un gruppo di studenti in visita al parco dove lavoro, un centro tutela specie minacciate e, arrivati all’interno della enorme voliera ove presenti le cicogne, mentre raccontavo nozioni scientifiche frammiste a storie e leggende, mi fermai e dissi “un giorno mi piacerebbe studiare l’etologia di questi uccelli che secoli fa erano presenti anche sui tetti delle nostre abitazioni”. Ho lavorato nel frattempo con tante specie diverse sempre nel tentativo di carpire dettagli e informazioni sul loro comportamento, sempre con quell’occhio da ricercatore/investigatore. Oggi studio le cicogne vagando da un campanile all’altro della pianura padana, da un bosco a un traliccio seguendo piloni di linee elettriche e il volo delle cicogne fin dove l’occhio arriva. La cicogna bianca è un patrimonio di tutti. Protagonista di fiabe e leggende è considerata da sempre di buon auspicio. Nell’arte è molto rappresentata, come nello stemma dell’Abbazia di Chiaravalle presente sul portale o nella sala del silenzio dei Palazzi vaticani o in araldica come nello stemma della facoltà di medicina di Parigi ove è rappresentata con in bocca un rametto di origano. Appartiene all’Ordine dei Ciconiformi ed alla Famiglia dei Ciconidi. E’ una specie monogama senza dimorfismo sessuale e i partner della coppia restano insieme per tutta la vita. Collaborano alla costruzione del nido, si occupano della cova, dello svezzamento e cura dei pulli fino all’involo. Piumaggio bianco con penne scapolari e parte delle ali nere, una altezza che supera il metro con lunghe zampe rosa/rosso, un’apertura alare di 165 cm, un peso tra 2 e 4,5 kg e un becco arancione di 14-19 cm, sono caratteristiche che la rendono facilmente riconoscibile.

La dieta è essenzialmente carnivora e comprende sia Invertebrati che Vertebrati. Si ciba soprattutto di anfibi, pesci, rettili come bisce d’acqua e lucertole, insetti come cavallette, grilli e locuste, lombrichi, piccoli mammiferi e uccelli, generalmente nidiacei appartenenti a specie che nidificano a terra. Sono uccelli eclettici e opportunisti ma, nonostante questo, sono stati portati alla estinzione in ampie aree europee. Le ragioni principali della scomparsa dall’Italia sono da ricondurre ai cambiamenti ambientali, alla contrazione degli habitat a causa di bonifiche, agricoltura intensiva, urbanizzazione e pesticidi, oltre che all’incremento della popolazione umana e alla persecuzione da parte di questa, attraverso la caccia e il consumo a scopi alimentari. Oggi il bracconaggio resta la causa più comune di mortalità per le cicogne in migrazione sopra la nostra penisola, seguita dalla collisione con le linee elettriche. Fedele al sito riproduttivo e con un forte legame al nido è una viaggiatrice instancabile, un migratore che compie ogni anno un movimento pendolare stagionale tra il luogo di riproduzione, da cui parte verso fine agosto, e quello di svernamento dove arriva verso ottobre per poi, da qui, ripartire a inizio anno per ritornare nei luoghi di riproduzione. Generalmente nidifica in solitaria ma possono anche trovarsi nidificazioni in colonie lasse. Al nido arriva prima il maschio che ne inizia la sistemazione in attesa che arrivi la femmina.

Alcuni lavorano al nido già a gennaio, altri arrivano più tardi e a volte iniziano la costruzione di un nuovo nido anche ad aprile. Il nido, che è costruito non lontano dalle aree di foraggiamento, è composto da un ammasso di rami e può superare i due metri di diametro, al centro è presente materiale più morbido, spesso paglia, o erba secca, sterco, terra e vi si possono trovare vari materiali reperiti nei dintorni come: tessuti, cartone, plastica, recentemente in un nido ho trovato una mascherina chirurgica. La parte più esterna è costituita da legni incrociati abilmente in una robusta cesta e la maggior parte dei nidi ha all’interno molta terra. Vengono costruiti su alberi, edifici, chiese, rovine, tralicci, gru anche a notevoli altezze, fino a 30 metri. Sono cresciuta tra i campanili di chiese perlopiù romaniche venendo da una famiglia con tradizione di restauro di monumenti e basiliche a Milano. Bisnonno, nonno e padre tutti hanno lavorato per tenere in piedi antichi campanili. I campanili, quindi, mi appartengono e, da zoologa, vederli abitati e resi vivi da una coppia di cicogne nel nido intente a portare all’involo i cicognotti mi evoca bel-le immagini e mi mette entusiasmo. La cicogna bianca migra volando esclusivamente di giorno, ciò è dovuto al fatto che essa utilizza per spostar-si correnti termiche ascendenti che si formano a terra solo nelle ore diurne più calde, grazie ad esse salgono in larghe spirali nel cielo per poi planare con ali, collo e zampe distesi. Possono coprire fino a 300 chilometri al gior-no volando ininterrottamente per dieci ore. Evitano il più possibile di sorvola-re grandi superfici d’acqua e foreste. In relazione alle rotte migrato-rie le cicogne europee utilizza-no principalmente due rotte per giungere nel continente africano dove ci sono i siti di svernamento. La popolazione dell’Europa occidentale che nidifica in Germania occidentale, Francia, Olanda, Spagna, Portogallo, Marocco, Algeria, Tunisia e ora anche in Italia, durante la migrazione attraversa in parte il Mediterraneo sullo stretto di Gibilterra per raggiungere l’Africa occidentale e il sud del Sahara, un viaggio troppo spesso interrotto dal bracconaggio. La popolazione dell’Europa orientale invece parte dalla Germania orienta-le, Polonia, Ucraina, penisola balcanica, si addensa sulle sponde del Mar Nero e passa attraverso il Bosforo in Turchia sorvolando Israele e il Sinai per raggiungere l’Africa orientale e il sud Africa. Una terza via migratoria, utilizzata da un numero limitato di ani-mali, attraversa l’Italia: le cicogne passano lo Stretto di Messina o il Canale d’Otranto, ma percorrono anche rotte alternative, come quella che dalle Alpi Marittime, scende nel Mediterraneo, passando per Corsica e Sardegna. I maggiori danni alle cicogne si hanno sulla popolazione occidentale durante l’attraversamento di zone di caccia in Francia e Spagna e una volta giunte in Africa spesso non trovano più sciami di locuste di cui alimentarsi e la trasformazione di aree naturali in aree a coltivazioni trattate con pesticidi. La condizione fisica con cui ripartono alla fine dello svernamento non è ottimale per una migrazione e una stagione riproduttiva alle porte. Per la popolazione orientale è diverso perché durante il periodo di sverna-mento inizia il periodo delle piogge che porta abbondanza di nutrimento. Le relazioni con altre specie animali sono poco rilevanti tenuto conto anche delle notevoli dimensioni della specie, in pratica è quasi del tutto privo di nemici naturali, ad esclusione dell’uomo. La specie è in allegato I della Direttiva Uccelli (2009/147/CEE), alle-gato II della Convenzione di Berna (1979), allegato II della Convenzione di Bonn (1979) ed è protetta in accordo all’articolo 2 della legge 157/92. In Italia è protetta dal 1937. La popolazione mondiale è stimata in 700.000 coppie, quella europea intorno alle 447.000-495.000 coppie ed il trend è in aumento. Le testimonianze sulla presenza e distribuzione della cicogna bianca in Italia, in epoca storica, ci giungono sia attraverso trattati naturalistici, come la “Naturalis historia” di Plinio, sia da opere a carattere letterario. In alcuni casi i riferimenti alla specie forniscono informazioni vaghe sulla sua presenza nel nostro Paese, in altri permettono di identificare i siti di nidificazione in periodi storici definiti. Le pià antiche testimonianze sulla presenza della specie in epoca romana risalgono al I secolo a.C. In epoca medioevale, una testimonianza della nidificazione di cicogna bianca a Milano nel XIII secolo ci giunge da Brunetto Latini (1220-1293) in opera del 1284. Per la provincia di Brescia esistono prove indirette del-la nidificazione della specie attraverso un editto del XV secolo che vietava il prelievo dei piccoli di cicogna dai tetti. Prove della nidificazione nel XIII secolo, nella città di Alba, sono evidenziate da uno statuto comunale dell'epoca, che vietava esplicita-mente la cattura di adulti e giovani di cicogna sulle torri della città e nel circondario. Antica-mente la nidificazione era nota fino al XVI secolo. Per i secoli successivi, invece, i dati sono contraddittori e in genere la cicogna viene considerata unicamente migratrice, status che soltanto di recente è variato grazie all'attuazione di programmi finalizzati all'insediamento della cicogna bianca come nidificante. A metà del XX secolo, in Italia, si è assistito ad una ricolonizzazione e un incremento numerico della specie, favorito sia dalle accresciute misure di protezione che ai numerosi progetti di reintroduzione attuati in alcune regioni italiane. La prima nidificazione moderna accertata è del 1959 in Piemonte, vicino a Biella, poi si è avuta un’espansione verso est che ha coinvolto la Lombardia, dove si è accertata la prima nidificazione a Pavia nel 1978. Nacquero in quel periodo i primi Centri Cicogne italiani, concentrati in Pianura Padana. La ricolonizzazione in-fatti è nata da azioni di conservazione e da progetti di restocking, ovvero allevamenti di cicogne in voliere, affinché potessero riprodursi e, successivamente, i giovani nati rilasciati. Per legare le cicogne al territorio, favorendo la ricolonizzazione, i progetti hanno puntato a far in modo che le cicogne non reintroduzione attuati in alcune regioni italiane. La prima nidificazione moderna accertata è del 1959 in Piemonte, vicino a Biella, poi si è avuta un’espansione verso est che ha coinvolto la Lombardia, dove si è accertata la prima nidificazione a Pavia nel 1978. Nacquero in quel periodo i primi Centri Cicogne italiani, concentrati in Pianura Padana. La ricolonizzazione in-fatti è nata da azioni di conservazione e da progetti di restocking, ovvero allevamenti di cicogne in voliere, affinché potessero riprodursi e, successivamente, i giovani nati rilasciati. Per legare le cicogne al territorio, favorendo la ricolonizzazione, i progetti hanno puntato a far in modo che le cicogne non gratorio divenendo sedentarie e garantendo un certo numero di presenze sul territorio di immissione. Le voliere, inoltre, hanno fatto da attrattiva per soggetti selvatici di passaggio. Grazie all’azione di questi progetti, il numero di cicogne nidificanti in Italia settentrionale iniziò ad aumentare. Nel 2008, in Lombardia, si stimava la presenza di 13-15 coppie con un incremento delle nidificazioni. I dati LIPU, nel 2020 per la Lombardia, riportano 123 coppie riproduttive con involo di circa 300 giovani, nelle province di Milano, Pavia, Lodi, Mantova, Brescia e Bergamo. Le coppie nel nostro Paese sono arrivate ad essere 350 alcune formate da esemplari provenienti in parte dai centri di reintroduzione, altre completamente selvatiche, al- tre miste cioè formate da un soggetto selvatico e un soggetto reintrodotto. La ricolonizzazione è iniziata nel nord Italia in Piemonte col primo Progetto cicogna a Racconigi nel 1985. Successivamente in molti hanno seguito l’esempio e attualmente le cicogne

nidificano spontaneamente in Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia

Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Campania, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna. Nidifica in genere sotto i 500 m ma in alcuni paesi anche a quote elevate fino a 2000 m come in Marocco o in Armenia. E’ un animale carismatico, molto amato, con una letteratura scientifica ampia su ecologia e comportamento ma, sorprendentemente, questo ultimo aspetto è scarsamente approfondito special-mente il comportamento riproduttivo che è ciò a cui mi dedico maggiormente. Studiare il comportamento riproduttivo è impegnativo, richiede molte ore di osservazione e appostamento e que-sto va fatto su tanti siti diversi in modo da avere confronti tra varie situazioni. In questo periodo sto monitorando una cinquantina di nidi in diverse province. La attrezzatura è diversificata; il binocolo è sempre al collo ma anche il teleobiettivo è un fidato compagno e mi permette di immortalare i soggetti in studio per poterli riconoscere. Telecamera e altre fotocamere sono sparse ovunque intorno a me. La fase dell’arrivo al nido dei maschi, a partire da gennaio, rappresenta il momento di massima difesa e dimostrazione di territorialità ed è dedicata alla riorganizzazione di ciò che resta dell’anno precedente. Successiva-mente si presenta al nido la femmina per ricomporre la coppia. Gli arrivi e le partenze dal nido con trasporto di nuovo materiale da costruzione in questo periodo sono continue. Questo lavoro precede l’affascinante fase del

corteggiamento e accoppiamento, molto scenografico specialmente per le cerimonie di saluto tipiche della specie chiamate Up-Down Display che avviene ogni volta che i partner si ritrovano al nido dopo un temporaneo distacco anche di poche ore. Durante questo comportamento, al cui studio sto dedicando particolare attenzione, entrambi i partner tendono il collo verso l’alto e poi lo riversano all’indietro battendo il becco durante il movimento. E’ il famoso “battibecco” o Bill Clattering, unico verso emesso dalla cicogna che è praticamente muta. Questo display molto particolare è stato osservato quasi esclusivamente al nido ma, recente-mente, ho avuto il privilegio di vederlo in volo e non credevo ai miei occhi. La registrazione del battibecco ci per-metterà di capire la ritmicità del suono, la eventuale differenza vocale tra maschi e femmine e la relazione con i display attuati in contemporanea al suono. L’accoppiamento avviene in piedi nel nido e quando il maschio con le zampe sale sul dorso della femmina ne afferra col becco le penne del collo con foga in atteggiamenti di lisciatura e insieme le scuote il col-lo da un lato all’altro mentre cerca di mantenere l’equilibro aprendo e sbattendo le ali. Si accoppiano più volte soprattutto nella settimana che precede la deposizione e durante la stagione arrivano ad accoppiarsi anche 200 volte. Sembra il prototipo della coppia monogama perfetta ma, in alcuni casi, si verificano bigamia e scappatelle seppur molto raramente. La fase della cova è quasi noiosa ma ad essa segue un periodo altamente impegnativo per i partner della coppia e anche per me. Raccogliere il maggior numero di dati per calcolare il successo riproduttivo e quelli sul comportamento durante la crescita dei nuovi nati. Nei nidi vengono deposte 3-6 uova a distanza di uno o due giorni uno dall’altro che si schiudono in modo asincrono dopo circa un mese. I giovani si involano dopo 8-10 settimane ma solo verso fine agosto la-sceranno definitivamente il nido per iniziare la loro prima migrazione. Non tutte le uova si schiudono e non tutti i nati si involano. I genitori sono molto protettivi soprattutto nelle prime settimane. Sono però soggetti a cronismo ovvero alla eliminazione di uova o piccoli nati, questi possono essere o mangiati o buttati fuori dal nido probabilmente per un fattore di autoregolazione della capacità di gestire con successo un ottimale numero di figli. Fattori che influenzano negativamente la sopravvivenza sono le temperature basse e la pioggia. Le condizioni meteorologiche di queste primavere certamente hanno favorito l’espansione della specie. Siamo a maggio, in questi giorni pio-ve e in alcuni siti i pulli sono nati da dieci giorni mentre in altri stanno nascendo. I genitori nei nidi si alternano a ripararli dall’acqua stando seduti ad ali semi aperte come un ombrello. Lo stesso atteggiamento viene attuato in caso di sole forte in modo da aiutare i nati nella termoregolazione. Passa-no però anche molto tempo in piedi col capo reclinato verso il centro del nido osservando le loro creature e facendo attenzione a non calpestarli. E’ iniziato un periodo in cui non ci si può distrarre e in cui la presenza sul campo deve essere costante per raccogliere quanti più dati possibile, un periodo in cui i pulli alzano la testa, aprono gli occhi e i genitori

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