Assembramento di Storni nei cieli di Milano

Aggiornato il: apr 27

Ogni sera migliaia di storni (Sturnus vulgaris) fanno ritorno al “roost” ovvero al dormitorio collettivo dopo aver trascorso la giornata ad alimentarsi nei campi fuori città. Siamo a Milano, in zona Stazione Centrale, nei pressi dello storico Albergo Gallia, sinonimo di lusso e design made in Italy, costruito agli inizi degli anni Trenta e di recente ristrutturato. Il sito è stato scelto dagli storni in migrazione che, dal nord-est Europa, ogni anno tra settembre e novembre, transitano e sostano nella città meneghina.


Osservo l’orologio della stazione, sono puntuali…. Li aspetto ogni giorno per cogliere dettagli sul loro comportamento. L’arrivo in massa è preceduto dalla comparsa di gruppetti di poche decine di esemplari. In volo creano complesse coreografie dovute al movimento di ciascuno che è in ritardo di una frazione di tempo rispetto a quello dei vicino. Non c’è un uccello che guida tutti gli altri.

Mi preparo con l’attrezzatura fotografica perché da lì a pochi minuti il cielo sarà punteggiato in modo impressionante dagli storni. Volteggi, figure geometriche caleidoscopiche, strilli assordanti sono la loro firma. Uno spettacolo che dura solo venti minuti. Mi accorgo di quanto poco i frettolosi passanti alzino la testa verso il cielo, mi spiace si perdano lo spettacolo ma in fondo, per i bipedi esseri umani moderni, le insidie provengono soprattutto da terra.

Mi alterno tra fotocamera e videocamera, difficile scegliere. Spariscono facilmente dietro gli alti edifici e il mio obiettivo li perde. Resto con lo sguardo rivolto al cielo finchè riappaiono, spesso per pochi secondi, per poi nuovamente scomparire dietro la stazione o dietro l’albergo che intanto si illumina, attraverso i fari e i lampioni, in una coreografia appositamente studiata per impreziosirne i dettagli. Ciò va a vantaggio anche dei miei scatti che, man mano che le luci calano, diventano tecnicamente sempre più difficili. Il buio incombe rapido e compete coi miei tempi di scatto.

Improvvisamente tutto finisce, la mia tensione si allenta e gli storni spariscono dal cielo per appoggiarsi sulle chiome degli alberi di Piazza 4 Novembre dove passeranno la notte, scegliendo le posizioni più idonee al rango sociale. Posizione centrale ed elevata per i maschi adulti in modo da essere al sicuro e sporcarsi meno con gli escrementi che, come pioggia, scendono dall’alto verso terra.

Tutto questo si verifica in molte città italiane ed europee. Nelle città del nord Italia gli storni sono in transito per raggiungere siti più caldi al sud, mentre in città come Roma vivono tutto l’anno. Qui i primi storni svernanti comparvero nel 1926 e divennero nidificanti nel 1970. Da diversi anni anche in nord Italia c’è una notevole presenza di storni svernanti. La migrazione dei soggetti provenienti dall’estero inizia a fine agosto ma, in genere, in massa arrivano nelle città del nord da metà settembre a inizio novembre e già da marzo inizia la migrazione inversa.


Lungo 20 cm, con un peso di circa 70-100 grammi, penne nere iridescenti punteggiate di bianco in inverno, lo storno non presenta dimorfismo sessuale.

Da un punto di vista trofico è onnivoro e si nutre a terra con alimentazione quasi esclusivamente insettivora in estate (Coleotteri, Lepidotteri, Imenotteri) mentre in autunno-inverno la dieta viene integrata con bacche, drupe e frutta selvatica.

In primavera gli storni depongono 5/6 uova in un nido in cavità di alberi o sotto i coppi dei tetti che vengono covate per 12-15 giorni. Possono aversi anche 2 covate per stagione ed entrambi i genitori alimentano i pulli che si involano a 20-22 giorni. Nidificando in luoghi protetti e non all’aperto il successo riproduttivo è molto elevato.


L’areale d’origine è l’Asia orientale, ma nel corso dei millenni coi cambiamenti climatici e di uso del territorio la specie ha ampliato il suo areale verso l’Europa. Nel mondo si contano 130 milioni di esemplari e in Italia si stima la presenza di circa 3 milioni di storni. Attualmente le tecniche agricole e l’uso di pesticidi hanno ridotto le popolazioni di storni del nord e ovest Europa mentre sono in aumento quelle più a sud. Si tratta di una specie non cacciabile, protetta dalla Direttiva Uccelli e dalla legge per la tutela della fauna 157/92, che può essere soggetta a prelievo venatorio solo previa verifica di stringenti condizioni attraverso deroghe regionali. Complessivamente non sembra una specie che risente della presenza dell’uomo. Piuttosto, la gestione della specie, considerata problematica e in conflitto con alcune attività umane, non è sempre facile. Gli animali si radunano spesso in dormitori cittadini, lungo viali e piazze alberate, perché le città sono più calde delle campagne, meno esposte al vento e assicurano maggior protezione dai predatori. Rumorosi e gregari utilizzano l’aggregazione come strategia difensiva dai predatori, come il falco pellegrino e gli sparvieri. Al mattino presto lasciano il dormitorio e partono per alimentarsi nelle campagne dove trascorrono la giornata, poi, come pendolari, rientrano la sera per dormire.

In passato avevano una valenza positiva perché aiutavano gli agricoltori a liberarsi degli insetti, mentre oggi i principali problemi che ne fanno in alcuni casi una specie dannosa per l’uomo sono l’impatto su attività agricole, come su coltivazioni di ciliegie, uva, olive e fichi. Altro potenziale problema è la loro presenza in massa nei pressi degli aeroporti che aumenta il rischio di possibili collisioni con aerei, ma è soprattutto la convivenza in città che pone i maggiori dissidi tra uomo e storni, perché qui l’assembramento crea disagi igienico sanitari e sonori. Il guano che si accumula a terra e su tutto ciò che si trova sotto gli alberi, macchine comprese, non è accettabile per la maggior parte dei residenti nelle zone scelte dagli storni come dormitorio urbano per trascorrere la notte. Mi accorgo del disagio la prima volta che mi avvicino alla base degli alberi per registrare le frequenze di canto. E’ una giornata di cielo terso ma senza ombrello non si può stare e il marciapiede è molto scivoloso.

In passato in molte città di vari paesi sono stati tentati sistemi cruenti per sterminare gli storni nel tentativo di incidere a livello numerico sulla specie, ma si sono sempre rivelati inutili e oggi si preferisce utilizzare e sperimentare sistemi di dissuasione sia ottici che sonori volti a spingerli in aree meno critiche come quelle rurali. Tra questi i “distress call” ovvero i richiami di angoscia dello storno che vengono emessi dagli animali in precise condizioni di grave pericolo, come in presenza di un predatore; l’emissione di queste grida attraverso registratori, amplificatori e megafoni è un sistema immediato che allontana lo stormo dal punto in cui viene emesso e induce poca assuefazione. Anche spaventapasseri e sagome di rapaci vengono utilizzati, ma è importante cambiarli spesso altrimenti perdono efficacia nel tempo. Oggi, associazioni ambientaliste come LIPU favoriscono la presenza di predatori come i rapaci diurni e notturni, attraverso il posizionamento di cassette nido. Tra l’altro, proprio in Stazione Centrale è nota la presenza del falco pellegrino. Ogni anno la riproduzione di una coppia viene seguita dalle webcam sul grattacielo Pirelli. Tra i sistemi di dissuasione sperimentati con discreto successo vi è anche la potatura dei rami degli alberi fatta in modo da rendere le chiome meno appetibili per la sosta notturna.

Mentre mi concentro sull’inquadratura, la letteratura scientifica mi scorre nella testa. Ancora una volta mi trovo davanti uno spettacolo della natura e insieme un problema di gestione e di conflitto uomo-animale. Una lunga storia che si ripete spesso. Smonto il cavalletto della videocamera, raccolgo obiettivi e macchine fotografiche; il mio zaino pesa come sempre, ma mi sento carica di emozioni e leggera come uno storno in migrazione.

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