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Luglio/Agosto 2016

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ATMO: il pc ecologico corredato di pianta


Un personal computer ecologico e potente che funge anche da complemento d’arredo: l’originale soluzione si chiama ATMO ed è frutto dell’ingegno di due giovani di Novara. L’informatico Fabio Portesan e il falegname Filippo Fassera hanno unito le loro competenze, progettando un pc ecologico, in legno e sprovvisto di ventola.

Il pc è alloggiato in un contenitore che ospita una pianta di Peperomia rotundifolia, una specie facile da curare anche per chi non possiede il pollice verde. ATMO è inoltre dotato di un profumatore d’ambiente. La pianta trae calore dal pc e con il livello di luminosità ottimale produce ossigeno, migliorando la qualità dell’aria in ufficio. Le pietre zen che arricchiscono la struttura sono state inserite per rendere più rilassato l’ambiente di lavoro. L’assenza della ventola riduce il rumore e la polvere.


Atmo può essere collegato a un monitor o a un televisore, ha cinque uscite Usb e lavora con il sistema operativo Windows 10. Il computer nella scatola di legno consuma circa cinque volte meno di un pc tradizionale e 24 meno di uno assemblato per giocare, costa 500 euro. In pochi giorni dal lancio ne sono stati già ordinati 41 e la pagina facebook conta ben 17 mila condivisioni.

Portesan e Fassera hanno scelto di destinare il 2% dei proventi di ATMO a progetti di rimboschimento e per ridurre l’impatto ambientale di ATMO hanno impiegato legno naturale che non avrebbe potuto essere utilizzato per realizzare mobili. La loro missione è quella di una nuova strada sostenibile della tecnologia coniugando le necessità del lavoro, del risparmio energetico e della tutela ambientale

Per maggiori informazioni: atmopc.com

 
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ECOBRICKS, I MATTONI DALLE BOTTIGLIE DI PLASTICA


È di Susan Heisse, attivista ed ecologista dell’associazione Hug it Forward, questa semplice idea che sembra essere vincente, cioè quella di riutilizzare rifiuti inorganici per costruire edifici pubblici, in particolare scuole. Sono nati gli EcoBricks, mattoni fatti da bottiglie di plastica da due litri, riempite di rifiuti inorganici che vengono inserite nell’intercapedine tra i muri degli edifici, in modo da fornire non solo la struttura, ma anche un ottimo livello di isolamento per gli ambienti.

Il progetto ha già portato risultati incredibili. In soli 69 mesi grazie agli EcoBricks sono stati innalzati 60 istituti in varie parti del pianeta con la collaborazione delle associazioni e delle istituzioni locali. La raccolta del materiale per riempire i mattoni è stata fatta con l’aiuto delle famiglie, puntando in particolar modo sul contributo dei bambini. Insegnare alle popolazioni locali il valore del riciclo della gran parte dei rifiuti inorganici è lo scopo ulteriore del progetto.


Per maggiori informazioni: www.ecobricks.org

 
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Come costruire un birdgarden, il giardino degli uccelli

Tra le tante idee per abbellire e reinventare un giardino (ma anche un terrazzo, un balcone o addirittura un davanzale), il birdgarden è di certo una delle tendenze oggi più gettonate. Si tratta di uno spazio verde pensato in funzione degli uccellini, dove, grazie alla sapiente scelta delle piante e una gestione degli spazi ottimale, si favorisce il loro arrivo e la nidificazione. Non solo attraverso casette e ripari in legno, ma anche attraverso piante ricche di rami e varietà da frutto di cui i volatili si possano facilmente cibare.

La passione per il birdgarden ha radici lontane, addirittura all’Inghilterra dell’800 e dei primi del Novecento, è proprio nei giardini inglesi infatti che si cominciò a unire la cura dei luoghi per inseguire la bellezza visiva, con le esigenze degli animali selvatici che avrebbero potuto abitarli.

Il primo passo per realizzare un birdgarden è quello di valutare gli spazi a propria disposizione, infatti il giardino non dovrà risultare troppo affollato di alberi, ma nemmeno privo di varietà di cui gli uccelli possono nutrirsi. La scelta delle piante deriva dalla tipologia di uccellini che solitamente frequentano la zona, ad esempio: le piante da bacca come il mirtillo attirano pettirossi, fringuelli e rondini; mentre gli alberi da frutto come il melo attirano le cinciarelle; infine l’allora attirerà i merli.

Quando non è possibile inserire queste tipologie di vegetazione, è necessario integrare gli elementi nutrienti con delle piccole mangiatoie, ma anche degli abbeveratoi in quanto la presenza d’acqua è importante e stimola il loro insediamento. Le mangiatoie possono essere facilmente realizzate con elementi di riciclo, in base alle dimensioni degli esemplari che si intendono ospitare. Se si prediligono specie medio o piccole è consigliata una mangiatoia sospesa dotata di finestrelle e tettuccio, così da evitare che piccioni o altre specie più grandi facciano razzia del cibo contenuto. Se invece si preferiscono specie più grandi è necessario installare un distributore da terreno, recuperando assi di legno, vecchi barattoli di vetro, ma anche bottiglie di plastica. Come nutrimento si possono utilizzare briciole di pane, mais tritato, semi di girasole, pezzi di frutta secca o fresca, frumento e molto altro.

Per maggiori informazioni: www.lipu.it/birdgarden

 
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NON LAVARE SPESSO I JEANS AIUTA L'AMBIENTE


Tenere i jeans lontano dalla lavatrice è un beneficio per il tessuto e per l’ambiente.

A dirlo è Chip Bergh proprietario della Levi’s, che da anni si impegna nella direzione della sostenibilità e i cui jeans sono i più duratori sul mercato e i più diffusi nell’usato, sostenuto da un esperimento scientifico effettuato presso il Dipartimento di Ecologia Umana dell’Università di Alberta in Canada.
Continuando a lavarli, afferma Bergh, si consuma acqua, detersivo e si rovina il tessuto.
In caso di macchie basta usare uno spazzolino e per odori poco gradevoli dovuti all’aumento della carica batterica nel tessuto, se non basta lasciarli all’aria, basta metterli in una busta chiusa nel freezer per bloccarne la proliferazione.
E’ stato infatti verificato che non lavare i jeans per molto tempo non li rende pericolosi perché i ceppi di batteri che si moltiplicano sono quelli della pelle che non portano ad allergie o altre patologie cutanee.

 
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DAI LEGUMI ALLA PLASTICA: UN'ALTERNATIVA CHE NON INQUINA

 

 

Si chiama Leguval (Valorisation of legumes co-products and by-products for package application and energy production from biomass) il progetto finanziato dall'UE che dal 2013 studia i sottoprodotti delle coltivazioni di legumi con il triplice intento di trovare un utilizzo per gli scarti agricoli, un'alternativa ecologica alla plastica e produrre energia dal Biogas degli scarti.

I sottoprodotti selezionati derivano da tutti i tipi di legumi, ossia: piselli, fagioli e lenticchie, che sono considerati fonti di proteine attuabili. Lo studio si è concentrato sui metodi per processare i materiali e hanno visto i ricercatori ottimizzare il processo di estrazione per produrre proteine al 95%, 67% e 64% in relazione, rispettivamente, a piselli, fagioli e lenticchie. Inoltre, la biomassa di residui che deriva dal processo di estrazione è utilizzabile anche come biogas. Un nutrita letteratura scientifica prova che dalle proteine possano derivare pellicole plastiche che mantengano una corretta concetrazione di umidità facendo da barriera per l'ossigeno e i primi risultati dello studio Leguval confermano queste teorie.

plastica

Ma non finisce quì: la seconda fase dello studio testerà la  biodegradabilità e compostabilità del materiale in conformità agli standard internazionali (ISO 17088 (2008) e EN 13432 (2000) e  applicherà una valutazione di ecotossicità sui residui che rimangono dopo il compostaggio.

Se lo studio dimostrasse la possibilità di produrre e vendere su larga scala una plastica di tipo "verde", si diminuirebbe il consumo di uno fra gli agenti inquinanti più utilizzato nella vita quotidiana e ciò costituirebbe una vera e propria rivoluzione ecologica.

Per leggere una descrizione dettagliata del progetto (in lingua inglese) e seguire gli svilupppi dello studio, si visiti il sito di LEGUVAL.

 
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